Presente ormai anche sulle vetture di piccole dimensioni, il servosterzo è il dispositivo che ti consente di muovere il volante anche con un solo dito, facendoti risparmiare tempo ed energie, soprattutto quando parcheggi e guidi in città.

Esistono due tipi di servosterzo, idraulico ed elettrico, ma i loro segnali di malfunzionamento sono simili e difficilmente passano inosservati. Come bisogna comportarsi, quindi, se si sospetta che il servosterzo sia rotto?

Come riconoscere un servosterzo guasto

I primi sintomi di un servosterzo idraulico mal funzionante sono gli strani rumori metallici provenienti dall’avantreno durante la sterzata. Un altro segno di cedimento è rappresentato dall’improvvisa durezza dello sterzo, che tutt’a un tratto richiede molta più forza del normale per essere maneggiato. Questo tipo di servosterzo, chiamato anche pompa idroguida, tende inoltre a perdere liquido quando è danneggiato, in seguito alla normale usura o dopo aver preso un dosso o una buca a velocità elevata.

Puoi quindi verificare le condizioni del servosterzo prima di metterti in viaggio controllando la presenza di liquidi sotto il tuo veicolo: se la pompa idroguida è danneggiata, noterai delle macchie di colore rosso, rosa o ambra.
Se la tua auto è stata prodotta dopo il 1998 ed è di piccole o medie dimensioni, probabilmente il tuo servosterzo è di tipo elettrico. L’avaria di questo dispositivo viene notificata dall’accensione di una spia rossa sul cruscotto a forma di volante. Anche se il segnale a volte scompare spegnendo o riaccendendo la macchina, non vuol dire che sia tutto a posto: rimettendoti in marcia, il volante potrebbe diventare duro mentre sterzi, mettendo a rischio la tua sicurezza.

Mani sul servosterzo dell'auto

Servosterzo guasto: e adesso?

Se il servosterzo si rompe mentre sei in marcia, soprattutto se viaggi con la tua famiglia, potresti ritenere opportuno dover fermare il veicolo per garantire il benessere di tutti: in questo caso mantieni la calma, avvisa gli altri automobilisti che hai un problema accendendo le quattro frecce e accosta lentamente. Ricorda che più via piano, più il volante sarà difficile da maneggiare. A questo punto puoi contattare il tuo meccanico di fiducia o chiamare un carro attrezzi.
Se invece hai constatato che il tuo servosterzo è danneggiato ma ti permette ancora di guidare fino all’officina più vicina, cerca di raggiungerla mantenendo una velocità moderata e sterzando il meno possibile.

Posso aggiustare da solo il servosterzo?

In caso di problemi al servosterzo è sempre consigliabile rivolgersi ad un bravo meccanico, ma in alcuni casi è possibile ricorrere al fai da te.

Ad esempio, lo sterzo duro potrebbe dipendere dallo scarso liquido presente nella pompa idroguida: in questo caso, ti basta seguire il manuale della tua vettura per rabboccare il liquido e riportare il servosterzo alla sua normale funzionalità. Se hai un servosterzo elettrico, invece, prima di sostituirlo del tutto, puoi provare a rifare le saldature sulla scheda elettrica del motorino del servosterzo o sostituire i relè. Queste soluzioni, tuttavia, potrebbero rivelarsi solo temporanee.

Indipendentemente da marchio, tipologia, dimensioni e costo, l’auto rappresenta per molte persone un elemento imprescindibile. Sei abituato a considerare la tua vettura una sorta di seconda casa, e desideri mantenerla in perfetta efficienza, anche dal punto di vista estetico?

A seconda del periodo dell’anno è indispensabile proteggere l’auto in modo adeguato. Se non disponi di un garage dovrai adottare una serie di accorgimenti per evitare che i raggi del sole estivo, neve e gelo, mettano a rischio la carrozzeria e non solo.

Come proteggere la vettura in piena estate

Trovandoti a guidare nel corso di giornate estive piuttosto calde, avrai già compreso come insetti e resina caduta dagli alberi rappresentino due “pericoli” piuttosto diffusi. Vetri e carrozzeria vengono “contaminati” dagli elementi organici e, quando la vettura si trova parcheggiata in pieno sole, il rischio è che intacchino indelebilmente la vernice.

Anche la pioggia acida, i gas di scarico e le polveri chimiche, elementi tipici degli ambienti urbani, non devono essere sottovalutati. Possono dar luogo alla formazione di patine che, alle alte temperature, portano la carrozzeria a corrodersi. Il clima torrido è nemico anche dei sedili, soprattutto di quelli rivestiti di pelle.

Per questa serie di motivi è importante parcheggiare, nei mesi più caldi, in zone ombreggiate, o riparate da tetti e grondaie. Cercare di posizionare la vettura in modo che verso il sole venga a trovarsi la parte posteriore. Questo porterà le vetrate ad essere meno esposte al calore.

Parasole e lavaggi frequenti

Se hai programmato una vacanza al mare, l’utilizzo di un parasole si rivela indispensabile. In realtà uno non è sufficiente, in quanto dovrai proteggere, allo stesso momento, parabrezza e vetri laterali. Acquista un modello riflettente, garanzia di una minore conducibilità di calore.

Altrettanto fondamentale è lavare con regolarità la carrozzeria, intervenendo almeno una volta ogni 30 giorni e insistendo, in particolare, su fari e vetri. Ricordati, prima di procedere, di posizionare l’auto in una zona ombreggiata; agendo in questo modo la vettura non presenterà patine o macchie. Tre volte l’anno, terminato il lavaggio, applicare una cera dotata di potere sigillante avrà come effetto il rallentamento del processo di corrosione della vernice.

Auto coperta con telo

Temperature in picchiata: tra i rimedi più efficaci antigelo e termofedere

Una volta capito come proteggere l’auto nei mesi più caldi dell’anno, può essere utile qualche consiglio da tenere in considerazione nel periodo invernale.
Innanzitutto, se non lo possiedi già, acquista un antigelo, da utilizzare non solo per i liquidi presenti nel motore, ma anche per quelli dei tergicristalli. È proprio l’antigelo ad evitare la solidificazione degli stessi liquidi provocata dalle temperature estremamente rigide. Per quanto riguarda l’olio, in inverno è consigliato l’impiego di un prodotto a bassa viscosità.

Presta la massima attenzione anche alla batteria, ponendo a copertura una termofedera. Controlla frequentemente la condizione di candele, tubi e cinghie, ma anche l’usura delle spazzole. Non è raro che, nelle ore notturne, queste ultime si attacchino letteralmente al parabrezza. Una volta parcheggiato tienile sollevate per scongiurare il pericolo.

Il verificarsi di un guasto al veicolo o di un sinistro stradale costituisce un pericolo per la circolazione, che mette in pericolo la sicurezza delle persone coinvolte nell’incidente e quella di chi sopraggiunge con la propria auto.

Alcune regole di prudenza permettono di minimizzare i rischi e di proteggere se stessi e gli altri occupanti del veicolo, nonché tutti gli altri utenti della strada che si dirigono verso il luogo in cui si è fermato il veicolo o si è verificato il sinistro.

Auto guastaAuto ferma in autostrada: come comportarsi

In caso di auto ferma in autostrada, la prima cosa da fare è azionare le luci di emergenza. Questo semplice gesto permetterà di rendere il veicolo più visibile alle vettura che si avvicinano, specialmente in condizioni di cattivo tempo, scarsa visibilità o in orario serale.

Allo stesso tempo, è opportuno, se possibile, parcheggiare il veicolo sulla corsia di emergenza o su una piazzola di sosta, per evitare di creare intralcio alla circolazione.

Il passo sucessivo è rappresentato dalla corretta collocazione del triangolo di emergenza. Per far ciò è necessario scendere dal proprio veicolo, e quindi è indispensabile indossare il giubbotto retroriflettente, per salvaguardare la propria incolumità ed evitare di essere investiti. A tal fine, è opportuno tenere sempre a bordo uno o due giubbini, anche per eventuali passeggeri.

Una volta indossato il giubbino, occorre posizionare il triangolo di emergenza a una distanza di 50 metri dal proprio veicolo e in un punto in cui risulti visibile a una distanza di almeno 100 metri, per consentire alle vetture che stanno arrivando di rallentare e compiere le manovre più opportune.

Qualsiasi altro tipo di segnalazione che consenta a chi arriva di comprendere che c’è una situazione di emergenza può aiutare a scongiurare ulteriori rischi per veicoli e persone.

Mettersi al riparo e chiamare i soccorsi

La cosa più importante in caso di guasto o sinistro in autostrada è mettere al sicuro se stessi e gli altri occupanti dei veicoli coinvolti. Perciò la soluzione migliore è spesso quella di uscire dall’abitacolo e cercare riparo oltre il guardrail o in un fondo vicino. Allo stesso modo, in presenza di feriti non gravi, bisogna provare ad aiutarli a mettersi al riparo e prestare loro il primo soccorso.

A questo punto bisogna chiamare i soccorsi e avvertire le forze dell’ordine, chiamando il personale medico al numero di telefono 118 e contattando il 112 (Carabinieri) o il 113 (Polizia). In alternativa, allertare il più vicino comando di Polizia Municipale.

La chiamata di soccorso dev’essere quanto più possibile dettagliata, innanzitutto riguardo al luogo del guasto o dell’incidente (indicando su quale strada ci si trova, il senso di provenienza, il chilometro o il casello più vicino), e poi indicando il numero di vetture coinvolte ed eventuali particolari situazioni di pericolo, come ad esempio la presenza di olio su strada.

Queste semplici regole di prudenza permettono di migliorare la sicurezza per chi viaggia in autostrada.

Per evitare spiacevoli sorprese, soprattutto in autostrada, ti consiglio di far controllare l’auto dal tuo meccanico e dal tuo gommista di fiducia prima di fare un lungo viaggio.

A chi spetta, in base a quanto stabilito dalla Legge 104, l’esenzione dal pagamento del bollo? Hai ereditato una vettura da una persona cara, ma ti sei accorto che il precedente proprietario non ha pagato uno o più bolli? In tal caso, come dovrai agire? E se desideri vendere l’auto? Nelle prossime righe troverai indicazioni utili in merito a tali argomenti.

La legge 104: chi ha diritto all’esenzione dal bollo

Innanzitutto, è opportuno precisare quali siano le categorie di persone ad aver diritto all’esenzione dal pagamento del bollo. Come indicato nell’introduzione, è la legge 104 a stabilirlo. Fanno parte della lista i non vedenti, i sordi, i disabili psichici o mentali (purché percipienti l’indennità di accompagnamento) e i disabili motori (che vedono compromessa o gravemente limitata la capacità di deambulazione).

Tali condizioni, tuttavia, non sono sufficienti, in quanto è necessario che il veicolo oggetto della richiesta di esenzione sia impiegato, in via esclusiva (o comunque prevalente) dal disabile stesso o, che comunque, vada a suo beneficio. Quando il disabile è a carico di un familiare, le agevolazioni si estendono a quest’ultimo.
Un altro elemento da considerare è il fatto che l’esenzione è ottenibile solamente su un singolo veicolo, la cui targa dovrà essere indicata al momento della presentazione della domanda.

Auto speciale per persona diversamente abileLa richiesta, da inoltrare all’ACI, può presentare delle differenze in base alle Regioni. Non è raro, ad esempio, che a beneficiarne siano anche altre categorie di disabili. Oltre a non essere tenute al pagamento del bollo, le persone che rientrano nell’ambito di applicazione della legge 104 godono di una detrazione del 19% sul costo del veicolo (se quest’ultimo non supera una determinata cifra), di un’aliquota agevolata del 4% (in luogo del 22%) e dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di trascrizione sull’eventuale passaggio di proprietà.

Ereditare un’auto: come comportarsi nel caso di vettura soggetta alla legge 104

Esaminando ora nel dettaglio il pagamento del bollo da parte degli eredi, è necessario sottolineare come tale tassa sia dovuta anche successivamente alla dipartita del “de cuius”. Ad ogni modo, agli eredi non sono comminate eventuali sanzioni amministrative conseguenti ad un eventuale mancato pagamento. Le sanzioni, infatti, sono legate alla permanenza in vita del proprietario della vettura, come previsto dall’art. 7 della legge numero 689/1981. Qualora, come erede, ti venga recapitata una cartella esattoriale, avrai tutto il diritto di richiedere all’ente della riscossione la sospensione con istanza di sgravio.

Per effettuare il passaggio di proprietà della vettura avrai 60 giorni di tempo, e dovrai rivolgerti all’ACI. Spetta a quest’ultimo il compito di modificare i dati presenti sul Pubblico Registro Automobilistico. In seguito verrà rilasciato il certificato di proprietà riportante il tuo nome in qualità di proprietario. Successivamente sarà l’UMC ad aggiornare la carta di circolazione.

La vendita di un’auto ottenuta in eredità

Hai ricevuto un’auto in eredità, ma possiedi già una vettura e non intendi sostituirla? Allora potrai optare per la vendita. Procedendo entro 24 mesi non dovrai procedere all’integrazione della differenza di imposta, in base a quanto stabilito dalla Finanziaria 2007. È l’art. 1 comma 37 della legge 296/2006 ad indicare come la rivendita effettuata dall’erede non rientri nell’area di applicazione della disposizione “antielusiva”. Questo perché il trasferimento dell’auto avviene solo in seguito ad un evento luttuoso.

Far sì che il movimento dell’albero motore sia sincronizzato con quello dell’albero a camme; è questo il compito principale della cinghia di distribuzione.

Si tratta di un ruolo molto importante, tanto che un’eventuale rottura è in grado di provocare gravi danni al motore, minandone il funzionamento.

In particolare, l’albero a camme regola apertura e chiusura delle valvole, necessarie per l’ottimizzazione delle operazioni di aspirazione e scarico. Considerando quanto appena scritto, la sostituzione della cinghia di distribuzione deve avvenire periodicamente.
Prosegui la lettura per avere indicazioni in proposito. Nelle prossime righe, infatti, scoprirai quali problemi potrebbero verificarsi sottovalutando questo aspetto.

Tachimetro digitale

Chilometraggio e sostituzione della cinghia

Normalmente le case automobilistiche garantiscono il perfetto funzionamento delle cinghie di distribuzione per un chilometraggio tra i 100.000 e i 180.000 chilometri, e per un periodo di tempo di 5 o 6 anni. Pertanto, anche se ti trovi ad utilizzare l’auto esclusivamente per raggiungere il tuo posto di lavoro, percorrendo un numero limitato di chilometri, l’usura del tempo dovrebbe comunque farti riflettere sull’opportunità di sostituire questa parte del veicolo.

Rottura della cinghia: quali sono i rischi

I materiali utilizzati nella produzione della cinghia sono gomma e fili di acciaio (impiegato per gli inserti). Per tale motivo le cinghie di distribuzione non sono esenti da rotture provocate, tra l’altro, da sforzi meccanici ed improvvisi sbalzi di temperatura. Ma quando questo si verifica quali sono le conseguenze? In primis dovrai confrontarti con la possibile mancata apertura delle valvole. Inoltre, trovandosi a scorrere su una serie di cuscinetti, e passando sulla puleggia della pompa dell’acqua, i danni potrebbero anche divenire irreparabili.

I segnali di una cinghia difettosa o rotta

Esistono dei fattori che possano segnalarti in tempo il funzionamento non ottimale delle cinghie di distribuzione?
Quando si verifica una rottura, normalmente il motore inizia ad emettere rumori “insoliti” ed eccessivi. Non è rara la comparsa di un vero e proprio stridio, spesso provocato dal tenditore della cinghia. Ma lo stesso stridio potrebbe nascere dalla cinghia servizi, soprattutto nel caso in cui quest’ultima risulti allentata.

Sostituzione della cinghia: fai da te o meccanico?

Il timore di spendere una cifra eccessiva dal meccanico spinge diversi guidatori ad adottare soluzioni fai da te pur non avendo l’esperienza necessaria. Sostituire le cinghie di distribuzione non si rivela un’operazione semplice da portare a termine. Scegliere di rivolgersi ad un’officina specializzata eviterà di incorrere, tra l’altro, in un montaggio eseguito con poca cura, potenzialmente pericoloso.
Una conoscenza non approfondita delle componenti meccaniche del motore, infatti, potrebbe rischierebbe di danneggiare quest’ultimo. In altri casi, visto il costo non indifferente dell’intervento, i proprietari di una vettura preferiscono temporeggiare, lasciando trascorrere un periodo di tempo eccessivamente lungo. Successivamente si sarà costretti ad affrontare esborsi ancora più alti, a causa di danni ancora peggiori rispetto a quelli preventivati.

Ancora oggi la roulotte rappresenta una scelta ottimale per chi è in cerca di una soluzione pratica ed economica per trascorrere qualche giorno di vacanza lontano da casa. Che si tratti di un weekend, di una settimana bianca o di qualche giorno di relax al mare, scegliendo la roulotte dovrai unicamente affrontare le spese per il campeggio e per il carburante dell’auto. Tuttavia, diverse persone rinunciano a questa opportunità ritenendo il viaggiare con roulotte annessa non esente da rischi.
Il timore, in particolare, è quello di non riuscire ad agganciarla perfettamente alla vettura. In realtà, pur trattandosi di un’operazione piuttosto “delicata”, è sufficiente qualche suggerimento perché non si verifichi alcun problema. Nei prossimi paragrafi leggerai alcuni consigli che ti consentiranno di agganciare la roulotte in tutta sicurezza.

La scelta del gancio: come procedere

Innanzitutto è opportuno chiarire come il gancio per collegare la roulotte al veicolo debba essere di tipo omologato e, allo stesso tempo, munito di certificato di conformità. È necessario che il gancio impiegato sia stato specificamente realizzato per il tuo modello di auto. Troverai le informazioni relative alle fasi di installazione sulla Carta di Circolazione. Merita di essere ricordato, inoltre, che il peso rimorchiato non dovrà superare i limiti previsti per il veicolo che si trova a trainare la roulotte.

Esaminando la procedura per l’aggancio alla vettura, se non hai mai eseguito l’operazione in precedenza, la prima cosa che dovrai fare è scegliere una piazzola situata in piano, e non in pendenza.

Se l’auto dispone di un gancio traino già innestato (solitamente a scomparsa) e la roulotte ha tutti e 4 i piedini di stazionamento abbassati (trovandosi, ad esempio, in un campeggio), accertati che gas e rubinetti siano chiusi ed inizia tirando il freno a mano. Con l’esperienza imparerai ad effettuare l’installazione anche senza ricorrere a tale accorgimento. Procedi alzando completamente i piedini; facendolo, il peso verrà sostenuto interamente da ruote e ruotino. Una volta alzata la leva dello stabilizzatore e quella di aggancio (resterà fissa in alto), il passo successivo sarà alzare il timone fino a quando si troverà in posizione superiore rispetto alla sfera del gancio di traino.

Roulotte per andare in vacanzaAvvicinare la vettura alla roulotte

Mettiti alla guida dell’auto, e cerca di avvicinarla con cautela in retromarcia. L’obiettivo sarà portare il gancio traino in prossimità della calotta della roulotte (a circa 10 cm di distanza). Se possibile, lasciati aiutare da qualcuno per valutare meglio la distanza, in modo da fermarti nel momento più opportuno.
A mano cerca di spostare la calotta del timone sopra alla sfera del gancio di traino. Ruota la manovella superiore del ruotino telescopico per abbassare il timone. Se eseguita correttamente, l’operazione porterà la calotta ad appoggiarsi sulla sfera.

A quel punto la leva di aggancio si abbasserà in modo automatico, con la calotta che si unirà alla sfera del timone. Prosegui chiudendo lo stabilizzatore.
Non rimarrà altro da fare che controllare la buona riuscita dell’aggancio. Per farlo, afferra con entrambe le mani il timone, quindi alzalo. Se anche la vettura tenderà ad alzarsi significherà aver eseguito alla perfezione quanto previsto.

Non ti resta che prepararti per andare in vacanza, prima però di partire, ricordati di controllare la tua auto ed assicurarti che sia tutto in ordine; per un controllo a regola d’arte delle tue gomme ti consiglio di affidarti ad uno dei nostri centri assistenza. Buon viaggio!

Se sei in possesso della patente da più di 3 anni, il contrassegno elettronico dell’assicurazione, introdotto nell’ottobre 2015, ha rappresentato per te una grande novità. Che cosa è cambiato da quel momento? Da un lato, la Motorizzazione ha creato un’immensa banca dati online, aggiornata in tempo reale, al fine di limitare un’abitudine tipicamente italiana: la presenza di diverse Rc auto false o non rinnovate. I conducenti dei veicoli, dal canto loro, hanno usufruito di risvolti positivi. Nelle prossime righe indicheremo i principali cambiamenti derivanti dalla riforma.

Tagliando dell’assicurazione: cosa è cambiato in seguito alla sua dematerializzazione

La novità più importante è sicuramente il fatto che, a far data dal 18 ottobre 2015, non sussiste più l’obbligo di esporre il contrassegno di assicurazione sul parabrezza (apposto in modo da essere visibile dall’esterno del veicolo). Quest’ultimo, oltre al numero di targa, conteneva una serie di informazioni molto importanti, data di scadenza dell’assicurazione in primis.

Era proprio il tagliando a testimoniare, in caso di verifica da parte delle Autorità preposte al controllo stradale, l’avvenuta emissione della polizza RC e, al contempo, il pagamento del premio.
Tuttavia, anche in mancanza del tagliando cartaceo, dovrai continuare ad avere a bordo il certificato di assicurazione. Quest’ultimo, infatti, può essere richiesto dagli agenti durante un normale controllo.

vigili urbani al lavoro

Una novità già diffusa in gran parte d’Europa

Con il contrassegno elettronico il nostro Paese si è uniformato ad una procedura adottata in altri Stati già da diversi anni. In particolare è la Germania il punto di riferimento in questo ambito. È sufficiente sottolineare come proprio in tale Paese dal contrassegno sia possibile risalire alle condizioni delle gomme.

Ovviamente, non esistendo il tagliando cartaceo, non sono più applicabili le sanzioni previste precedentemente in caso di sua assenza. L’importo di tali multe, di 21 euro, non era l’unica conseguenza negativa. Infatti, al conducente del veicolo era richiesta la presentazione dello stesso tagliando presso Carabinieri o Polizia, onde constatare la regolarità della polizza stipulata.

Certificato di assicurazione e modalità di controllo attraverso la Banca Dati

Il processo di “dematerializzazione” del contrassegno dell’assicurazione ha fatto seguito a quanto previsto da un decreto del 2012. Le compagnie assicurative, a partire dall’ottobre 2015, sono tenute unicamente a rilasciare all’assicurato la copia del contratto di polizza, con l’attestazione del pagamento del relativo premio.
Per quanto riguarda la banca dati, quest’ultima è disponibile 24 ore su 24, e dei relativi aggiornamenti online si occupano direttamente le compagnie assicurative. Sono le compagnie stesse a fornire le informazioni necessarie. Questo avviene non solo al momento della stipula di nuovi contratti, ma anche in occasione del pagamento delle polizze e al verificarsi di incidenti.

La verifica online è estremamente veloce, e ha come protagonista il sito del Portale dell’automobilista. Giunto sul sito, e selezionata un’app specifica (che gode di un acceso riservato), si materializzeranno i dati relativi alle coperture assicurative associate ad un determinato numero di targa.

 

Auto da sostituire: quando non è più possibile rimandare l’appuntamento?

Sono molti gli italiani appassionati di motori. Tuttavia, il nostro Paese si caratterizza per una certa reticenza, messa in mostra dai comuni guidatori, al momento di procedere alla sostituzione del veicolo. Questo, almeno, è quanto emerge da una ricerca promossa dalla Compagnia Linear. Se posta a confronto con la maggior parte degli Stati Europei, l’Italia si distingue per la tendenza a mantenere in funzione l’auto il più a lungo possibile.

Possiedi un veicolo da diversi anni e non sai se è il momento giusto per mandarlo in pensione? Prosegui la lettura per scoprire quando cambiare l’auto.

Le motivazioni alla base dell’acquisto di una nuova vettura

Una percentuale superiore al 50% degli italiani, in base ai risultati della ricerca citata nelle precedenti righe, decide di acquistare una nuova vettura solo nel caso in cui quest’ultima sia stata oggetto di un grave incidente, soprattutto se la riparazione non risulta economicamente conveniente. Il 23% degli intervistati è solito mantenere in funzione una vettura per almeno 10 anni. A pari merito è la percentuale (il 2%) di chi non pensa minimamente di cambiare, e delle persone che, al contrario, tendono a sostituirla con cadenza annuale. Tra i motivi che portano all’acquisto, a primeggiare è la volontà di guidare un’auto più parsimoniosa nei consumi. Altrettanto importante è il fattore sicurezza. Meno frequente è la sostituzione dettata dalla volontà di possedere una vettura “alla moda”.

Assortimento di nuove parti di ricambio per auto

Gli elementi determinanti: chilometri percorsi, affidabilità, usura

Stai valutando l’acquisto di un’automobile, ma non sei affatto sicuro? Per prima cosa prendi in esame i chilometri percorsi dall’attuale veicolo. Se è tua intenzione venderlo, ricordati che un chilometraggio eccessivo potrà portare ad una svalutazione della vettura. Pertanto, cerca di non percorrere più di 50.000 km. Ovviamente, quanto appena detto è valido per chi è abituato ad usare saltuariamente l’auto.
Se ti siedi alla guida quotidianamente, macinando chilometri su chilometri nel corso dell’anno, i fattori fondamentali sono la sicurezza e l’affidabilità del mezzo. Utilizzare la stessa vettura per diversi anni porta inevitabilmente ad usurare non solo il motore, ma anche cambio e sterzo. In caso di mancata sostituzione ti troverai a fare i conti sempre più spesso con il meccanico, dovendo affrontare esborsi inattesi. In particolare, è una volta superata la soglia dei 100.000 km che gli interventi si faranno più frequenti.

Come allungare la vita di un’auto?

Ovviamente, eseguendo periodicamente gli interventi ordinari di manutenzione, la vita dell’auto è destinata ad allungarsi. Nel caso in cui si renda necessario procedere alla sostituzione di qualche “pezzo”, dai la priorità ai ricambi originali. Anche adottare uno stile di guida corretto, oltre ad assicurare a te e a chi è a bordo una maggiore sicurezza, vedrà l’auto trarne giovamento, soprattutto nel minore consumo di freni e pneumatici.

È negli anni ’80 che, in Italia, ha iniziato a diffondersi l’abitudine di immatricolare un veicolo inserendolo in una categoria differente rispetto a quella spettante per natura. Così facendo gli automobilisti avevano la possibilità di beneficiare, in ambito fiscale, di un risparmio non indifferente. In particolare, risultava conveniente immatricolare una vettura come autocarro, opportunità concessa dalla presenza di un “buco” normativo.

Tale fenomeno è proseguito nel corso degli anni ’90, continuando fino all’apparizione sul mercato dei SUV, che ha reso improrogabile un intervento del legislatore. Ancora oggi è possibile immatricolare l’auto come autocarro; tuttavia, questo può avvenire solo in determinati casi, e nel rispetto di alcune caratteristiche tecniche.

Nei prossimi paragrafi troverai maggiori informazioni in merito.

Vetture ed autocarri: differenze in tema di immatricolazione

In primis è necessario chiarire la differenza esistente tra “autovetture” ed “autocarri”. Fanno parte delle prime i veicoli destinati al trasporto di persone. Compreso il conducente, le vetture possono mettere a disposizione un numero massimo di 9 posti. Gli autocarri, invece, sono adibiti sia al trasporto delle persone che delle cose. Le prime devono essere addette all’impiego (o al trasporto) delle cose stesse.

Cosa ha iniziato ad accadere più di 30 anni fa? In pratica, immatricolando le auto come autocarri venivano dedotti (nella misura del 100%) i costi degli automezzi dal reddito imponibile, equiparando questi ultimi a dei beni strumentali. Gli automezzi utilizzati promiscuamente, invece, sono soggetti a detrazioni fiscali. È solamente a partire dal luglio 2006 che gli automezzi devono presentare alcune caratteristiche per poter essere immatricolati come autocarri. Il fine è quello di rendere evidenti i comportamenti evasivi.

Auto nuove in esposizione

Immatricolazioni e detrazione Iva

Quali sono invece le differenze esistenti tra le due categorie prendendo in considerazione la detrazione Iva? In tal caso tieni presente il fatto che, a prescindere dalla natura giuridica del soggetto (lavoratore autonomo o titolare di partita Iva), ad essere presa in considerazione, in base a quanto previsto da una direttiva europea, è l’inerenza dell’impiego del veicolo nell’esercizio dell’attività.
Pertanto, è ai fini Irpef, IRES ed Irap, che potresti ottenere un vantaggio fiscale, immatricolando il tuo automezzo nella categoria autocarri. Quantificando il vantaggio in termini percentuali, potrai risparmiare fino al 70%. L’IVA, invece, presenta in entrambi i casi la medesima detrazione, pari al 40%.

Falsi autocarri: le sanzioni previste

In base alle ultime disposizioni in materia, l’individuazione di “falsi” autocarri da parte delle autorità preposte porta all’applicazione inevitabile di sanzioni.
A rilevarle sono polizia, vigili urbani e Guardia di Finanza. Le sanzioni sono suddivise in due tipologie. Fanno parte della prima quelle volte a colpire i costi dedotti in modo illegittimo da parte del contribuente. Le seconde, invece, hanno per oggetto il trasporto di persone su automezzi destinati, per loro natura, al trasporto di cose. Questa seconda tipologia di sanzioni prevede il pagamento di un importo compreso tra i 389 e i 1559 euro. Ad aggiungersi, a tale somma di denaro, è aggiunge la sospensione della patente per un periodo dagli 1 ai 6 mesi.

Ti consiglio dunque di fare attenzione e di informarti molto bene prima di immatricolare il tuo automezzo come autocarro per non incorrere a salate sanzioni e rischiare di non vedere la tua patente per un po’.

L’automobile è ormai un mezzo di trasporto indispensabile, anche per chi abita in città servite capillarmente da un servizio di trasporto pubblico. I ritardi, gli scioperi, la calca alle fermate hanno finito, in molti casi, per rendere bus e treni solamente un’alternativa alle vetture private. Trascorrendo molte ore nell’abitacolo, tuttavia, porta quest’ultimo ad impolverarsi velocemente, ed a presentare odori sgradevoli (provocati sia dal sudore che dal fumo delle sigarette).
Chi è abituato a consumare i propri pasti al volo in auto, inoltre, corre il rischio di ritrovarsi con i sedili macchiati.
Ma a tutto c’è rimedio. È sufficiente, infatti, intervenire regolarmente ed utilizzare gli strumenti giusti per essere pronti ad ospitare eventuali passeggeri in un abitacolo accogliente e profumato. Non sai come pulire gli interni dell’auto? Continua a leggere per scoprirlo.

Consigli per pulire sedili e tappetini

Tieni presente che avere un abitacolo sempre pulito è fondamentale intervenire periodicamente, coniugando buona volontà e olio di gomito.
Riuscire a dedicare, ogni mese, almeno un’ora di tempo alla pulizia delle diverse parti dell’abitacolo, è il modo migliore per godere del massimo livello d’igiene.

Potrai iniziare le operazioni di pulizia da sedili, tappetini e moquette. Prima di cominciare, però, accertati di aver rimosso qualunque oggetto si trovi nell’auto (dai fazzoletti ad eventuali peluche). Svuota anche il posacenere e apri i finestrini per garantire un adeguato ricambio dell’aria.

Se hai a disposizione un compressore utilizzalo per aspirare la polvere; in caso contrario, per eliminarla dai tappetini ti sarà sufficiente prelevare questi ultimi dall’auto e sbatterli con forza contro un muro. Successivamente bagna una spazzola in un catino contenente acqua ed ammoniaca, strofinala sui tappetini e lascia asciugare. Sempre una spazzola, ma asciutta, è ideale anche per la pulizia dei sedili. Se sono presenti delle macchie (o degli aloni causati dal sudore) potrai ricorrere ad una pezza umida.
Per le macchie più ostinate il bicarbonato è un’ottima soluzione. Versandone una piccola quantità sulla parte macchiata, e lasciandolo agire per qualche ora, otterrai risultati strabilianti.
Solo i sedili in pelle richiedono una maggiore attenzione, e l’impiego di prodotti realizzati appositamente.

Sbattere i tappetini dell'auto

Se sei in cerca di una soluzione al tempo stesso efficace ed economica, valida sia per i sedili che per i tappetini, potrai creare un detergente fatto in casa. Aggiungi a 250 ml d’acqua un paio di cucchiai di bicarbonato, qualche goccia di sapone per piatti ed un bicchiere di aceto di mele. Una volta imbevuta nella soluzione una spugna passala con vigore, terminando l’operazione con un panno inumidito d’acqua.

Come intervenire su moquette, vetri, specchietti e cruscotto

Per quanto concerne la moquette utilizza uno straccio umido per spazzolarla, oppure passa l’aspirapolvere e, in seguito, un panno bagnato.
Per la pulizia di parabrezza, finestrini e specchietti, opta per una soluzione composta da 3 litri d’acqua, un paio di tazze di alcol ed 1 tazza di bicarbonato, da passare con uno straccio inumidito.

La pulizia del cruscotto, invece, può essere effettuata preparando una miscela a base di una tazza d’acqua, mezza di aceto di vino, mezzo cucchiaino di olio d’oliva e il succo di un limone. Versa quanto ottenuto in un contenitore spray, asciugando alla fine con un panno pulito.
Terminata la pulizia dell’interno dell’auto non rimarrà altro che eliminare i cattivi odori. Riempi il posacenere di fiori secchi profumati; godrai del loro profumo per mesi.

Dopo aver pensato a pulire internamente la tua auto puoi passare alla pulizia dell’esterno e alle rifiniture.