Nonostante il settore automobilistico, negli ultimi tempi, appaia come una realtà in costante crescita, relegando ai ricordi il precedente periodo di crisi, acquistare e mantenere una vettura rappresenta ancora oggi, per molte persone, un fardello non indifferente. In particolare, è chi utilizza un veicolo quotidianamente ad essere costretto a fare i conti con i continui rincari nei prezzi dei carburanti.

Sei in procinto di acquistare un’auto nuova? In tal caso, tra i fattori da valutare con attenzione rientra il tipo di alimentazione dell’auto. Prosegui nella lettura se vuoi avere un’idea più chiara in merito alle alternative attualmente disponibili sul mercato: benzina, diesel, GPL e metano. Di ognuna esamineremo vantaggi e svantaggi.

 

Auto a benzina: punti di forza e limiti

 

Chiariamolo fin da subito; il principale svantaggio delle auto a benzina è proprio il costo del carburante, decisamente più elevato di quello del diesel e, allo stesso tempo, meno performante dal punto di vista energetico. Tuttavia, se sei abituato a guidare in ambito urbano e per percorrere brevi tragitti, una vettura a benzina costituisce un’opzione non disprezzabile. Tieni conto che i veicoli a benzina sono proposti a prezzi interessanti. Oltretutto, nel tempo sono soggetti a ridotte spese di manutenzione. Esistono anche una serie di accorgimenti che ti permetteranno di risparmiare carburante. Come fare? Evitando carichi eccessivi, spegnendo il motore in attesa che il semaforo diventi verde e rinunciando ad una guida aggressiva.

 

Diesel: un’alternativa amata dagli italiani

 

Gli italiani sono particolarmente affezionati al diesel. Infatti, a fronte di un mercato mondiale che appare in progressivo calo, nel nostro Paese quasi una persona su due continua a preferire tale tipologia di alimentazione. Ad ogni modo, il futuro sembra non sorridere al diesel tanto che già oggi, per molte city car, tale opzione non è neppure prevista. Tuttavia, se percorri un numero importante di chilometri nell’arco dell’anno, il gasolio può ancora rappresentare un’opzione vantaggiosa. Il diesel, infatti, ha prezzi più bassi della benzina e si rivela più performante, regalandoti una guida decisamente più dinamica e briosa.

Non dimenticare, però, che dovrai affrontare una spesa maggiore per l’acquisto di una vettura diesel, determinato dal costo più elevato dei motori. Perché l’esborso sia giustificato, la tua quota di chilometri annuali non dovrebbe scendere al di sotto dei 20.000 chilometri. Le auto diesel possono comportare maggiori spese di manutenzione. In particolare, è il filtro antiparticolato a dover essere sostituito regolarmente.

 

Alimentazione per auto a GPLGPL e metano: alternative sostenibili che faticano ad imporsi

 

Se fino a qualche anno fa, le due tipologie di alimentazione presentate finora erano le uniche esistenti, oggi chi deve acquistare una nuova vettura ha altre due opzioni a disposizione: GPL e metano. Attualmente, tra queste alimentazioni a gas, è il GPL a riscuotere un successo maggiore. Si tratta di un derivato del petrolio perfetto per chi desidera risparmiare benzina assicurandosi buone prestazioni, con un occhio di riguardo per l’ambiente. Il GPL, infatti, fa parte delle fonti energetiche più pulite, ed è questo a permettere alle vetture di circolare anche in presenza dei famigerati blocchi del traffico. Esistono, tuttavia, dei lati negativi, il principale dei quali è rappresentato da una rete di distribuzione non ancora capillare. Fai attenzione anche alla manutenzione; in questo ambito ricordati di procedere ogni 10 anni alla sostituzione delle bombole.

 

Rimane da prendere in esame il metano, altra alternativa ecologica che ti consentirà di risparmiare sull’acquisto del carburante e, al contempo, di non inquinare. Messo a confronto con il GPL, l’acquisto del metano risulta ancora più conveniente, in quanto il costo non è legato all’oscillazione dei prezzi del petrolio). Tra i limiti del metano, invece, devono essere segnalati l’autonomia limitata, e il fatto di non adattarsi alla guida sportiva. Rimane un’opzione valida per chi decide di acquistare una city car. La sostituzione delle bombole avviene in media ogni 5 anni.

Se sei un libero professionista o il proprietario di un’impresa, probabilmente hai già dimestichezza con gran parte delle deduzioni per le spese di acquisto, leasing o noleggio del veicolo che utilizzi per il tuo lavoro, molto diverse dai normali incentivi per le auto di famiglia. Tuttavia, guidare una macchina aziendale non ti esime dal rispetto delle norme di sicurezza previste dal codice della strada, che impone l’utilizzo di gomme in buono stato e adeguate alla stagione, perciò presto dovrai considerare l’acquisto di un nuovo treno di pneumatici. Ma come viene considerata questa spesa dal punto di vista fiscale? I nuovi pneumatici si possono considerare cespiti?

Cos’è un cespite?

Un cespite, detto anche bene strumentale, è una risorsa materiale o immateriale di proprietà di un’azienda con vita utile di più di un anno. Per essere considerato tale, inoltre, un bene deve essere utilizzato dall’azienda per lo svolgimento della propria attività e, di conseguenza, concorrere al futuro profitto della stessa. Ad esempio, vengono considerati cespiti:

  • edifici;
  • computer;
  • macchinari;
  • impianti;
  • terreni;
  • veicoli.

In più, ogni cespite deve essere registrato nell’apposito libro contabile e abbinato all’ammontare dell’ammortamento. Un cespite, durante gli anni di utilizzo, va incontro a svalutazione e quindi il suo valore diminuisce nel tempo. Anche uno pneumatico, in seguito al suo utilizzo, si deteriora e perde di valore, inoltre è parte di un veicolo: potrebbe quindi sembrare un cespite a tutti gli effetti, ma è davvero così?

La manutenzione dei beni materiali

Treno gomme auto aziendaliStando al Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), il cambio dei pneumatici è considerata una spesa di manutenzione ordinaria del veicolo. A differenza delle spese di manutenzione straordinarie, che portano all’aumento del valore dell’auto e sono ammortizzabili, le spese di manutenzione ordinaria sono deducibili solo fino al 5% del valore dei beni all’inizio del periodo di imposta. Ad esempio, se il valore del veicolo è di 25000 €, le spese di manutenzione ordinaria deducibili arrivano fino a 1250 €, più che sufficienti per un treno di pneumatici nuovi. Anche l’acquisto di gomme estive o invernali da alternare nel corso dell’anno non genera l’aumento del cespite: puoi quindi dedurre anche questa spesa, fondamentale per il tuo benessere quando sei in viaggio per lavoro.

Casi particolari di deducibilità

Secondo il D.M. del 13/7/1981, le aziende di autotrasporti, i titolari di licenza di tassista o di noleggio con e senza conducente e i proprietari di scuole guida possono dedurre interamente i costi relativi all’acquisto di nuovi pneumatici. Un motivo in più per puntare sulla sicurezza su strada della tua attività!

Frenata assistita: un deciso passo in avanti per la sicurezza stradale

Nonostante le misure adottate negli ultimi anni in tema di sicurezza stradale siano state molte, il numero di morti e di feriti provocati dagli incidenti stradali non è diminuito secondo le previsioni. Da qui è nata la decisione, da parte della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Unece), di velocizzare il processo verso l’obbligatorietà della frenata assistita. Ne hai già sentito parlare? Tuttavia, ritieni le informazioni in merito a tale sistema piuttosto frammentarie? Continua a leggere per saperne di più.

Cosa ci attenderà nei prossimi anni: gli obiettivi perseguiti dalla Ue

Questa vera e propria svolta, fortemente voluta dalla Ue, porterà entro il 2022 all’adozione della frenata d’emergenza assistita su tutti i veicoli oggetto di nuova omologazione. E, trascorsi due anni da tale data, qualunque nuova auto immatricolata dovrà presentare questo sistema di frenata per poter essere venduta. In pratica, in caso di pericolo (leggasi un ostacolo che si para improvvisamente sulla strada), l’auto si arresterà automaticamente.

Ad oggi, di tutti i veicoli circolanti nei diversi Paesi Europei, solamente il 21% sta già sfruttando tale tecnologia innovativa.
In base agli studi effettuati finora sugli indicenti stradali, l’estensione a tutte le nuove vetture porterebbe ad una riduzione degli incidenti per una percentuale prossima al 27%; tradotto in numeri, la diminuzione di morti stradali sarebbe nell’ordine delle 8.000 unità.

Schiacciare il pedale del frenoIn cosa consiste la frenata d’emergenza assistita e quando entra in funzione

Qual è il fattore che, più di ogni altro, ha contribuito fino ad oggi ad aumentare il numero degli incidenti? La distrazione alla guida. Se lo ritieni improbabile considera che, in realtà, rappresenta un fenomeno frequente, soprattutto quando un veicolo viene condotto a velocità basse su strade urbane, o in condizioni di traffico elevato. Ed è proprio in tali occasioni che i sistemi Aebs sono in grado di intervenire con efficacia. In primis evitano i tamponamenti tra i veicoli, ma riescono anche a monitorare la vicinanza del veicolo (o del pedone) che precede l’auto. Valutato il rischio di collisione a scattare è un apposito allarme. Sia visivo che sonoro, tale allarme si prefigge l’obiettivo di avvisare il conducente. Qualora quest’ultimo non sia pronto a reagire, sarà la frenata d’emergenza ad entrare in funzione.

Anche nei casi in cui l’impatto sia inevitabile, avere in dotazione questo sistema è comunque positivo, limitando i danni derivanti dall’incidente. D’altro canto, la frenata d’emergenza ha tempi di reazione notevolmente ridotti rispetto a quelli di un essere umano, indipendentemente dall’esperienza di guida maturata.

Alcune indicazioni tecniche sul nuovo sistema

Finora abbiamo indicato obiettivi e funzionamento della nuova tecnologia. Entrando nei dettagli, occorre indicare come, a garantire la corretta gestione del meccanismo, è un sistema piuttosto complesso che ha nella presenza di una serie di sensori l’elemento cardine. Sono proprio i sensori a rilevare, in modo continuo, la velocità di crociera del veicolo e, allo stesso tempo, la presenza eventuale di ostacoli sul senso di marcia. Gli stessi sensori, per svolgere il proprio lavoro, fanno affidamento su 2 ulteriori elementi, posizionati nella parte frontale del veicolo: radar e telecamera.

La frenata  d’emergenza assistita dunque incrementa la sicurezza dei nostri spostamenti in auto. Ti ricordo inoltre che, a proposito di sicurezza, puoi scaricare la guida gratuita che ho preparato per te e che anche la condizione degli pneumatici possono influire notevolmente in caso di frenate brusche ed improvvise.

Quando pensi ad un prodotto ecologico, probabilmente immagini un oggetto che abbia scarso impatto ambientale, realizzato utilizzando fonti rinnovabili e che possa essere riciclato. In quest’ottica, è difficile pensare agli pneumatici come un prodotto ecologico: la maggior parte di essi è costituita di materiali di derivazione petrolifera, contiene metalli pesanti ed è difficilissima da smaltire, diventando un rifiuto ingombrante, inquinante e infiammabile.

Per fortuna, grazie alla diffusione di un maggiore interesse per il benessere del nostro pianeta, da qualche tempo anche le grandi case produttrici di pneumatici si sono dedicate alla creazione di gomme ecologiche, che ormai sono piuttosto comuni.

Ma cos’è che rende uno pneumatico davvero ecologico, i ridotti consumi, la sua composizione a base di prodotti non inquinanti o entrambi?

Pneumatici ecologici ed efficienza energetica

Non sono solo gli elettrodomestici ad avere un’etichetta che mostra il loro livello di efficienza. Anche gli pneumatici, infatti, vengono classificati in 7 fasce, dalla A alla G, in base alle emissioni di CO2 per chilometro percorso. Ma cosa c’entrano le gomme con le emissioni di anidride carbonica? Moltissimo, in realtà: parte dell’energia prodotta dal motore viene infatti “assorbita” dall’attrito tra la superficie della gomma e il manto stradale. Più attrito c’è, maggiori saranno i consumi e, di conseguenza, le emissioni. I pneumatici ecologici sono quindi quelli che oppongono meno resistenza al rotolamento e rendono la tua auto più aerodinamica, per la felicità dell’ambiente e del tuo portafogli. A parità di chilometri di viaggio, uno pneumatico di classe A può farti risparmiare il 7,5% di benzina rispetto a uno di fascia G. L’etichetta sui cui è indicata l’efficienza delle gomme, inoltre, mostra anche la classificazione relativa all’aderenza sul bagnato, fattore cruciale per la sicurezza.

inquinamento del mare con plastica e gommaGli pneumatici “verdi”

Produrre degli pneumatici efficienti non è l’unico modo per avere delle gomme ecologiche. Oltre all’aerodinamicità, infatti, bisogna considerare anche la miscela con cui gli pneumatici sono fatti, con l’obiettivo di eliminare i derivati del petrolio e sostituire la provenienza della gomma. La gomma degli pneumatici è infatti di origine naturale, ma deriva da una pianta, la Hevea brasiliensis, il cui habitat è minacciato. La gomma ecologica di invenzione più recente, messa in commercio dalla Continental, è invece a base di tarassaco, una pianta spontanea della stessa famiglia del nostro dente di leone. L’utilizzo della gomma proveniente dalle radici di tarassaco ha molti vantaggi dal punto di vista ecologico: la pianta può essere coltivata in terreni precedentemente non utilizzati, anche a poca distanza dagli stabilimenti di produzione, riducendo quindi l’inquinamento dovuto al trasporto della materia prima, ed è pronta per la raccolta in soli 2 anni, invece dei sette della Hevea. È in fase di sperimentazione anche l’utilizzo dell’amido di mais al posto della silice e del nerofumo, che renderebbe il prodotto finale compostabile e biodegradabile, a differenza degli attuali pneumatici, che impiegano circa 100 anni per decomporsi.

 

Fino a pochi anni, fa chi necessitava di una nuova vettura aveva a disposizione un’unica soluzione: l’acquisto.

I tempi sono cambiati, tanto che oggi è possibile scegliere anche il noleggio (a breve o a lungo termine) e il leasing. Stai valutando di cambiare la tua automobile, e sei in cerca di qualche informazione in più in merito alle alternative all’acquisto? Continua a leggere per rendere la scelta più semplice del previsto.

Le caratteristiche peculiari del noleggio auto a lungo termine

Inizialmente, il noleggio a lungo termine si rivolgeva esclusivamente alle aziende, in particolare a quelle realtà che desideravano ampliare la flotta a disposizione.
Con il passare degli anni la formula ha trovato ampia diffusione anche tra i privati, interessando soprattutto chi deve quotidianamente confrontarsi con un bilancio familiare tutt’altro che florido. Noleggiare una vettura a lungo termine significa risparmiare su una serie di spese mediante il pagamento di un canone fisso.

Una volta che il contratto di noleggio giungerà al termine chi lo ha stipulato potrà decidere di rinnovarlo (anche cambiando veicolo) oppure, semplicemente, di procedere alla restituzione dell’auto.
In pratica, tale tipologia di noleggio rappresenta una sorta di “abbonamento”, attraverso il quale un soggetto (azienda o privato che sia) ha l’opportunità di utilizzare un veicolo senza che la proprietà passi nelle sue mani. Questo avviene per un periodo e ad un costo predeterminati.

Costi e benefici del noleggio auto.Canone e altri costi connessi a tale forma di noleggio

Il canone include qualunque onere connesso all’impiego dell’automobile. Ne fanno parte gli oneri finanziari, quelli assicurativi, la manutenzione e l’assistenza. Inoltre, nel caso in cui la vettura presa a noleggio dovesse improvvisamente “rompersi”, sarà tuo diritto riceverne una sostitutiva fino a quando non verrà portata a termine la riparazione. Per quanto riguarda i costi da sostenere, sono destinati a variare in base ai chilometri che si ritiene di dover affrontare, alla tipologia di auto oggetto del noleggio e alla cilindrata. La durata dei contratti non è fissa, e può estendersi da un minimo di 24 ad un massimo di 60 mesi. Ovviamente, spettano al contraente sia i costi relativi al consumo di benzina che il pagamento di eventuali multe.

A chi è consigliato il noleggio a lungo termine di una vettura?

Quand’è che questa forma di noleggio finisce per rivelarsi una scelta vincente? E in quali casi, invece, sarebbe meglio optare per il leasing o per il semplice acquisto? Innanzitutto, sono le aziende che dispongono di una flotta imponente di veicoli a trovare vantaggioso li noleggio auto a lungo termine. I liberi professionisti potrebbero ritenere più favorevole il leasing, soprattutto per i vantaggi dal punto di vista fiscale.

Da privato, tieni presente che tale tipologia di noleggio ti permetterà di “trasferire” la gestione della vettura alla società che offre il servizio di noleggio. Non dovrai neppure preoccuparti della manutenzione e della perdita di valore del veicolo. Opta per il noleggio anche se sei costretto a spostarti quotidianamente per raggiungere il luogo di lavoro. Una soluzione a breve termine, invece, ben si adatta a chi ha intenzione di utilizzare l’auto per periodi di tempo piuttosto contenuti (le vacanze estive rappresentano un esempio efficace), lasciandola in garage negli altri momenti dell’anno.

Presente ormai anche sulle vetture di piccole dimensioni, il servosterzo è il dispositivo che ti consente di muovere il volante anche con un solo dito, facendoti risparmiare tempo ed energie, soprattutto quando parcheggi e guidi in città.

Esistono due tipi di servosterzo, idraulico ed elettrico, ma i loro segnali di malfunzionamento sono simili e difficilmente passano inosservati. Come bisogna comportarsi, quindi, se si sospetta che il servosterzo sia rotto?

Come riconoscere un servosterzo guasto

I primi sintomi di un servosterzo idraulico mal funzionante sono gli strani rumori metallici provenienti dall’avantreno durante la sterzata. Un altro segno di cedimento è rappresentato dall’improvvisa durezza dello sterzo, che tutt’a un tratto richiede molta più forza del normale per essere maneggiato. Questo tipo di servosterzo, chiamato anche pompa idroguida, tende inoltre a perdere liquido quando è danneggiato, in seguito alla normale usura o dopo aver preso un dosso o una buca a velocità elevata.

Puoi quindi verificare le condizioni del servosterzo prima di metterti in viaggio controllando la presenza di liquidi sotto il tuo veicolo: se la pompa idroguida è danneggiata, noterai delle macchie di colore rosso, rosa o ambra.
Se la tua auto è stata prodotta dopo il 1998 ed è di piccole o medie dimensioni, probabilmente il tuo servosterzo è di tipo elettrico. L’avaria di questo dispositivo viene notificata dall’accensione di una spia rossa sul cruscotto a forma di volante. Anche se il segnale a volte scompare spegnendo o riaccendendo la macchina, non vuol dire che sia tutto a posto: rimettendoti in marcia, il volante potrebbe diventare duro mentre sterzi, mettendo a rischio la tua sicurezza.

Mani sul servosterzo dell'auto

Servosterzo guasto: e adesso?

Se il servosterzo si rompe mentre sei in marcia, soprattutto se viaggi con la tua famiglia, potresti ritenere opportuno dover fermare il veicolo per garantire il benessere di tutti: in questo caso mantieni la calma, avvisa gli altri automobilisti che hai un problema accendendo le quattro frecce e accosta lentamente. Ricorda che più via piano, più il volante sarà difficile da maneggiare. A questo punto puoi contattare il tuo meccanico di fiducia o chiamare un carro attrezzi.
Se invece hai constatato che il tuo servosterzo è danneggiato ma ti permette ancora di guidare fino all’officina più vicina, cerca di raggiungerla mantenendo una velocità moderata e sterzando il meno possibile.

Posso aggiustare da solo il servosterzo?

In caso di problemi al servosterzo è sempre consigliabile rivolgersi ad un bravo meccanico, ma in alcuni casi è possibile ricorrere al fai da te.

Ad esempio, lo sterzo duro potrebbe dipendere dallo scarso liquido presente nella pompa idroguida: in questo caso, ti basta seguire il manuale della tua vettura per rabboccare il liquido e riportare il servosterzo alla sua normale funzionalità. Se hai un servosterzo elettrico, invece, prima di sostituirlo del tutto, puoi provare a rifare le saldature sulla scheda elettrica del motorino del servosterzo o sostituire i relè. Queste soluzioni, tuttavia, potrebbero rivelarsi solo temporanee.

Indipendentemente da marchio, tipologia, dimensioni e costo, l’auto rappresenta per molte persone un elemento imprescindibile. Sei abituato a considerare la tua vettura una sorta di seconda casa, e desideri mantenerla in perfetta efficienza, anche dal punto di vista estetico?

A seconda del periodo dell’anno è indispensabile proteggere l’auto in modo adeguato. Se non disponi di un garage dovrai adottare una serie di accorgimenti per evitare che i raggi del sole estivo, neve e gelo, mettano a rischio la carrozzeria e non solo.

Come proteggere la vettura in piena estate

Trovandoti a guidare nel corso di giornate estive piuttosto calde, avrai già compreso come insetti e resina caduta dagli alberi rappresentino due “pericoli” piuttosto diffusi. Vetri e carrozzeria vengono “contaminati” dagli elementi organici e, quando la vettura si trova parcheggiata in pieno sole, il rischio è che intacchino indelebilmente la vernice.

Anche la pioggia acida, i gas di scarico e le polveri chimiche, elementi tipici degli ambienti urbani, non devono essere sottovalutati. Possono dar luogo alla formazione di patine che, alle alte temperature, portano la carrozzeria a corrodersi. Il clima torrido è nemico anche dei sedili, soprattutto di quelli rivestiti di pelle.

Per questa serie di motivi è importante parcheggiare, nei mesi più caldi, in zone ombreggiate, o riparate da tetti e grondaie. Cercare di posizionare la vettura in modo che verso il sole venga a trovarsi la parte posteriore. Questo porterà le vetrate ad essere meno esposte al calore.

Parasole e lavaggi frequenti

Se hai programmato una vacanza al mare, l’utilizzo di un parasole si rivela indispensabile. In realtà uno non è sufficiente, in quanto dovrai proteggere, allo stesso momento, parabrezza e vetri laterali. Acquista un modello riflettente, garanzia di una minore conducibilità di calore.

Altrettanto fondamentale è lavare con regolarità la carrozzeria, intervenendo almeno una volta ogni 30 giorni e insistendo, in particolare, su fari e vetri. Ricordati, prima di procedere, di posizionare l’auto in una zona ombreggiata; agendo in questo modo la vettura non presenterà patine o macchie. Tre volte l’anno, terminato il lavaggio, applicare una cera dotata di potere sigillante avrà come effetto il rallentamento del processo di corrosione della vernice.

Auto coperta con telo

Temperature in picchiata: tra i rimedi più efficaci antigelo e termofedere

Una volta capito come proteggere l’auto nei mesi più caldi dell’anno, può essere utile qualche consiglio da tenere in considerazione nel periodo invernale.
Innanzitutto, se non lo possiedi già, acquista un antigelo, da utilizzare non solo per i liquidi presenti nel motore, ma anche per quelli dei tergicristalli. È proprio l’antigelo ad evitare la solidificazione degli stessi liquidi provocata dalle temperature estremamente rigide. Per quanto riguarda l’olio, in inverno è consigliato l’impiego di un prodotto a bassa viscosità.

Presta la massima attenzione anche alla batteria, ponendo a copertura una termofedera. Controlla frequentemente la condizione di candele, tubi e cinghie, ma anche l’usura delle spazzole. Non è raro che, nelle ore notturne, queste ultime si attacchino letteralmente al parabrezza. Una volta parcheggiato tienile sollevate per scongiurare il pericolo.

Il verificarsi di un guasto al veicolo o di un sinistro stradale costituisce un pericolo per la circolazione, che mette in pericolo la sicurezza delle persone coinvolte nell’incidente e quella di chi sopraggiunge con la propria auto.

Alcune regole di prudenza permettono di minimizzare i rischi e di proteggere se stessi e gli altri occupanti del veicolo, nonché tutti gli altri utenti della strada che si dirigono verso il luogo in cui si è fermato il veicolo o si è verificato il sinistro.

Auto guastaAuto ferma in autostrada: come comportarsi

In caso di auto ferma in autostrada, la prima cosa da fare è azionare le luci di emergenza. Questo semplice gesto permetterà di rendere il veicolo più visibile alle vettura che si avvicinano, specialmente in condizioni di cattivo tempo, scarsa visibilità o in orario serale.

Allo stesso tempo, è opportuno, se possibile, parcheggiare il veicolo sulla corsia di emergenza o su una piazzola di sosta, per evitare di creare intralcio alla circolazione.

Il passo sucessivo è rappresentato dalla corretta collocazione del triangolo di emergenza. Per far ciò è necessario scendere dal proprio veicolo, e quindi è indispensabile indossare il giubbotto retroriflettente, per salvaguardare la propria incolumità ed evitare di essere investiti. A tal fine, è opportuno tenere sempre a bordo uno o due giubbini, anche per eventuali passeggeri.

Una volta indossato il giubbino, occorre posizionare il triangolo di emergenza a una distanza di 50 metri dal proprio veicolo e in un punto in cui risulti visibile a una distanza di almeno 100 metri, per consentire alle vetture che stanno arrivando di rallentare e compiere le manovre più opportune.

Qualsiasi altro tipo di segnalazione che consenta a chi arriva di comprendere che c’è una situazione di emergenza può aiutare a scongiurare ulteriori rischi per veicoli e persone.

Mettersi al riparo e chiamare i soccorsi

La cosa più importante in caso di guasto o sinistro in autostrada è mettere al sicuro se stessi e gli altri occupanti dei veicoli coinvolti. Perciò la soluzione migliore è spesso quella di uscire dall’abitacolo e cercare riparo oltre il guardrail o in un fondo vicino. Allo stesso modo, in presenza di feriti non gravi, bisogna provare ad aiutarli a mettersi al riparo e prestare loro il primo soccorso.

A questo punto bisogna chiamare i soccorsi e avvertire le forze dell’ordine, chiamando il personale medico al numero di telefono 118 e contattando il 112 (Carabinieri) o il 113 (Polizia). In alternativa, allertare il più vicino comando di Polizia Municipale.

La chiamata di soccorso dev’essere quanto più possibile dettagliata, innanzitutto riguardo al luogo del guasto o dell’incidente (indicando su quale strada ci si trova, il senso di provenienza, il chilometro o il casello più vicino), e poi indicando il numero di vetture coinvolte ed eventuali particolari situazioni di pericolo, come ad esempio la presenza di olio su strada.

Queste semplici regole di prudenza permettono di migliorare la sicurezza per chi viaggia in autostrada.

Per evitare spiacevoli sorprese, soprattutto in autostrada, ti consiglio di far controllare l’auto dal tuo meccanico e dal tuo gommista di fiducia prima di fare un lungo viaggio.

A chi spetta, in base a quanto stabilito dalla Legge 104, l’esenzione dal pagamento del bollo? Hai ereditato una vettura da una persona cara, ma ti sei accorto che il precedente proprietario non ha pagato uno o più bolli? In tal caso, come dovrai agire? E se desideri vendere l’auto? Nelle prossime righe troverai indicazioni utili in merito a tali argomenti.

La legge 104: chi ha diritto all’esenzione dal bollo

Innanzitutto, è opportuno precisare quali siano le categorie di persone ad aver diritto all’esenzione dal pagamento del bollo. Come indicato nell’introduzione, è la legge 104 a stabilirlo. Fanno parte della lista i non vedenti, i sordi, i disabili psichici o mentali (purché percipienti l’indennità di accompagnamento) e i disabili motori (che vedono compromessa o gravemente limitata la capacità di deambulazione).

Tali condizioni, tuttavia, non sono sufficienti, in quanto è necessario che il veicolo oggetto della richiesta di esenzione sia impiegato, in via esclusiva (o comunque prevalente) dal disabile stesso o, che comunque, vada a suo beneficio. Quando il disabile è a carico di un familiare, le agevolazioni si estendono a quest’ultimo.
Un altro elemento da considerare è il fatto che l’esenzione è ottenibile solamente su un singolo veicolo, la cui targa dovrà essere indicata al momento della presentazione della domanda.

Auto speciale per persona diversamente abileLa richiesta, da inoltrare all’ACI, può presentare delle differenze in base alle Regioni. Non è raro, ad esempio, che a beneficiarne siano anche altre categorie di disabili. Oltre a non essere tenute al pagamento del bollo, le persone che rientrano nell’ambito di applicazione della legge 104 godono di una detrazione del 19% sul costo del veicolo (se quest’ultimo non supera una determinata cifra), di un’aliquota agevolata del 4% (in luogo del 22%) e dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di trascrizione sull’eventuale passaggio di proprietà.

Ereditare un’auto: come comportarsi nel caso di vettura soggetta alla legge 104

Esaminando ora nel dettaglio il pagamento del bollo da parte degli eredi, è necessario sottolineare come tale tassa sia dovuta anche successivamente alla dipartita del “de cuius”. Ad ogni modo, agli eredi non sono comminate eventuali sanzioni amministrative conseguenti ad un eventuale mancato pagamento. Le sanzioni, infatti, sono legate alla permanenza in vita del proprietario della vettura, come previsto dall’art. 7 della legge numero 689/1981. Qualora, come erede, ti venga recapitata una cartella esattoriale, avrai tutto il diritto di richiedere all’ente della riscossione la sospensione con istanza di sgravio.

Per effettuare il passaggio di proprietà della vettura avrai 60 giorni di tempo, e dovrai rivolgerti all’ACI. Spetta a quest’ultimo il compito di modificare i dati presenti sul Pubblico Registro Automobilistico. In seguito verrà rilasciato il certificato di proprietà riportante il tuo nome in qualità di proprietario. Successivamente sarà l’UMC ad aggiornare la carta di circolazione.

La vendita di un’auto ottenuta in eredità

Hai ricevuto un’auto in eredità, ma possiedi già una vettura e non intendi sostituirla? Allora potrai optare per la vendita. Procedendo entro 24 mesi non dovrai procedere all’integrazione della differenza di imposta, in base a quanto stabilito dalla Finanziaria 2007. È l’art. 1 comma 37 della legge 296/2006 ad indicare come la rivendita effettuata dall’erede non rientri nell’area di applicazione della disposizione “antielusiva”. Questo perché il trasferimento dell’auto avviene solo in seguito ad un evento luttuoso.

Far sì che il movimento dell’albero motore sia sincronizzato con quello dell’albero a camme; è questo il compito principale della cinghia di distribuzione.

Si tratta di un ruolo molto importante, tanto che un’eventuale rottura è in grado di provocare gravi danni al motore, minandone il funzionamento.

In particolare, l’albero a camme regola apertura e chiusura delle valvole, necessarie per l’ottimizzazione delle operazioni di aspirazione e scarico. Considerando quanto appena scritto, la sostituzione della cinghia di distribuzione deve avvenire periodicamente.
Prosegui la lettura per avere indicazioni in proposito. Nelle prossime righe, infatti, scoprirai quali problemi potrebbero verificarsi sottovalutando questo aspetto.

Tachimetro digitale

Chilometraggio e sostituzione della cinghia

Normalmente le case automobilistiche garantiscono il perfetto funzionamento delle cinghie di distribuzione per un chilometraggio tra i 100.000 e i 180.000 chilometri, e per un periodo di tempo di 5 o 6 anni. Pertanto, anche se ti trovi ad utilizzare l’auto esclusivamente per raggiungere il tuo posto di lavoro, percorrendo un numero limitato di chilometri, l’usura del tempo dovrebbe comunque farti riflettere sull’opportunità di sostituire questa parte del veicolo.

Rottura della cinghia: quali sono i rischi

I materiali utilizzati nella produzione della cinghia sono gomma e fili di acciaio (impiegato per gli inserti). Per tale motivo le cinghie di distribuzione non sono esenti da rotture provocate, tra l’altro, da sforzi meccanici ed improvvisi sbalzi di temperatura. Ma quando questo si verifica quali sono le conseguenze? In primis dovrai confrontarti con la possibile mancata apertura delle valvole. Inoltre, trovandosi a scorrere su una serie di cuscinetti, e passando sulla puleggia della pompa dell’acqua, i danni potrebbero anche divenire irreparabili.

I segnali di una cinghia difettosa o rotta

Esistono dei fattori che possano segnalarti in tempo il funzionamento non ottimale delle cinghie di distribuzione?
Quando si verifica una rottura, normalmente il motore inizia ad emettere rumori “insoliti” ed eccessivi. Non è rara la comparsa di un vero e proprio stridio, spesso provocato dal tenditore della cinghia. Ma lo stesso stridio potrebbe nascere dalla cinghia servizi, soprattutto nel caso in cui quest’ultima risulti allentata.

Sostituzione della cinghia: fai da te o meccanico?

Il timore di spendere una cifra eccessiva dal meccanico spinge diversi guidatori ad adottare soluzioni fai da te pur non avendo l’esperienza necessaria. Sostituire le cinghie di distribuzione non si rivela un’operazione semplice da portare a termine. Scegliere di rivolgersi ad un’officina specializzata eviterà di incorrere, tra l’altro, in un montaggio eseguito con poca cura, potenzialmente pericoloso.
Una conoscenza non approfondita delle componenti meccaniche del motore, infatti, potrebbe rischierebbe di danneggiare quest’ultimo. In altri casi, visto il costo non indifferente dell’intervento, i proprietari di una vettura preferiscono temporeggiare, lasciando trascorrere un periodo di tempo eccessivamente lungo. Successivamente si sarà costretti ad affrontare esborsi ancora più alti, a causa di danni ancora peggiori rispetto a quelli preventivati.