Pneumatici e sicurezza: il pericolo foratura

Uno degli imprevisti più temuti da chiunque possieda un veicolo, soprattutto quando si verifica in autostrada o in condizioni di traffico congestionato, è la foratura di uno pneumatico. Soprattutto trovandosi a procedere a velocità elevata il rischio di incorrere in un incidente è piuttosto alto. Inoltre, se sei abituato a viaggiare di notte, una gomma bucata ti costringerebbe a effettuare la sostituzione in una situazione di potenziale pericolo. Questo senza prendere in considerazione l’eventualità di condizioni atmosferiche avverse.

Hai mai sentito parlare di pneumatici Runflat? Ecco, in questi casi potrebbero rappresentare la soluzione ideale. Continua a leggere per saperne di più.

Runflat: quali sono le caratteristiche principali?

È stato il celebre produttore statunitense Bridgestone, negli anni ’80, ad ideare questi pneumatici, conosciuti anche come “autoportanti”. L’idea nacque per offrire una valida opzione alle persone affette da disabilità e, proprio per questo, impossibilitate a cambiare uno pneumatico forato. Cosa caratterizza questa particolare tipologia di gomme? Il fatto di riuscire a sostenere il peso della vettura anche in presenza di una perdita di pressione non indifferente. La gomma, infatti, tenderà a deformarsi in modo molto leggero, senza afflosciarsi. È proprio questo a permettere al guidatore di raggiungere il meccanico per provvedere alla riparazione.

I veicoli che montano tali pneumatici richiedono cerchioni specifici, progettati per non preformarsi anche se sottoposti ad urti molto forti. Inoltre, gli stessi cerchioni devono essere in grado di assicurare, a foratura avvenuta, il perfetto funzionamento dell’autovettura. I cerchi presentano, pertanto, dei risalti speciali, denominati Extended Hump (in breve EH), o Extended Hump + (EH+). Si trovano dietro il canale della ruota, e trattengono il tallone dello pneumatico a contatto con la balconata.

Sensori TPMS e rinforzi sulle spalle

Officina meccanicoDal 2015 è divenuto obbligatorio installare i sensori TPMS, cui è assegnato il compito di rilevare la pressione. Qualora quest’ultima presenti variazioni importanti l’automobilista verrà immediatamente allertato.
Il rinforzo sulla spalla dello pneumatico, dal canto suo, scongiura l’appiattimento dello stesso, rallentando la deformazione e, di conseguenza, rendendo più semplice il controllo del veicolo nei momenti successivi alla foratura.

Un aspetto negativo è rappresentato dalla maggiore rigidità rispetto alle gomme tradizionali, determinata dalla presenza di rinforzi interni. E questa rigidità può avere degli effetti negativi in termini di comfort.

Come comportarsi in caso di foratura?

Montando questi pneumatici, in caso di foratura la vettura ha la possibilità di percorrere fino ad un massimo di 30 km (più che sufficienti, normalmente, per raggiungere un gommista), ad una velocità che non superi gli 80 km orari. Un aspetto da non sottovalutare è l’assenza di limiti di tempo. Questo cosa significa? Che potrai anche parcheggiare la tua auto per qualche ora e, solo in seguito, riprenderla per condurla fino all’autofficina.

Fatto salvo quanto scritto finora, chi opta per l’acquisto di tali pneumatici dovrebbe procurarsi un kit di emergenza, composto da un compressore di piccole dimensioni e una bomboletta spray auto-sigillante.

Se sei abituato a guidare quotidianamente una vettura, con ogni probabilità avrai sentito parlare, nel corso degli ultimi anni, del “decreto ruote”, una misura adottata per modificare alcune delle regole relative all’omologazione di cerchi e gomme. Considerando le difficoltà di applicazione di quanto previsto dalla nuova normativa, un riepilogo di quanto accaduto dal momento della sua introduzione potrebbe essere utile, in futuro, per evitare di incorrere in eventuali sanzioni.

Cosa si intende per decreto ruote

Entrato ufficialmente in vigore il 1° ottobre 2015, il D.M. 20 del gennaio 2013 si è posto come obiettivo di partenza la regolarizzazione in tema di immissione degli pneumatici sul mercato. Con tale decreto, a partire da ottobre 2015 diveniva conforme unicamente l’installazione di cerchi per automobili omologati NAD (omologazione rilasciata dal Ministero dei Trasporti) o UN/UCE 124 (omologazione europea).

L’applicazione di tale misura era ormai divenuta una priorità, vista l’abitudine di un numero sempre maggiore di automobilisti, al momento della sostituzione del treno gomme, di ignorare le indicazioni fornite dai produttori in merito alla capacità dei veicoli di “sopportare” pneumatici di dimensioni maggiorate.

La strada tortuosa affrontata dal decreto: i principali dubbi in merito

Libretto di circolazione autoNell’arco dei 3 anni trascorsi dall’introduzione del decreto sono emerse alcune problematiche. I produttori più virtuosi, ossia quelli da sempre attenti a rispettare le normative, hanno incontrato difficoltà inattese nel conformarsi alle nuove disposizioni. A trarne giovamento, invece, sono stati proprio quegli operatori che, già in precedenza, agivano al di là di quanto previsto dalla legge italiana.

Innanzitutto, occorre tenere presente i costi da sostenere per omologare le gomme al NAD. Sono i piccoli produttori ad aver risentito maggiormente di questa problematica, tanto da rinunciare, in diversi casi, a vendere le gomme in Italia; questo a tutto vantaggio dei 3 produttori più rinomati del settore.

Controlli e sanzioni

Contrariamente a quanto sperato i controlli si sono rivelati poco efficaci. Allo stesso tempo le sanzioni indicate sono state applicate in modo non soddisfacente. Inizialmente erano previste per i guidatori alla guida di veicoli dotati di ruote non conformi, e nei confronti dei produttori che commercializzano pneumatici non omologati.

L’ammontare delle sanzioni amministrative era compreso tra i 164 e i 663 euro per le aziende che importano, producono o vendono materiale non conforme al sistema di omologazione. Durante un controllo, eventuali irregolarità prevedevano la confisca (e relativo sequestro). Per quanto riguarda gli automobilisti, l’assenza a bordo della documentazione comprovante l’omologazione portava ad un’ammenda variabile tra i 41 e i 169 euro. Tali cifre erano destinate ad aumentare notevolmente in caso di successiva mancata consegna degli stessi documenti (in assenza di giustificato motivo). Il ritiro della carta di circolazione era la misura estrema, applicata per mancato adeguamento.

Chi opera nella legalità, vista la mancata applicazione delle sanzioni, si è venuto a trovare a far fronte ad una situazione frustrante. E’ da queste mancanze che è sorta la necessità di apportare alcune modifiche. Ciò è avvenuto per mezzo di un apposito aggiornamento. A stabilire le norme di attuazione del precedente decreto, infatti, è stata la circolare prot. 1622 RU che ti consiglio di consultare per maggiori informazioni.

Quando pensi ad un prodotto ecologico, probabilmente immagini un oggetto che abbia scarso impatto ambientale, realizzato utilizzando fonti rinnovabili e che possa essere riciclato. In quest’ottica, è difficile pensare agli pneumatici come un prodotto ecologico: la maggior parte di essi è costituita di materiali di derivazione petrolifera, contiene metalli pesanti ed è difficilissima da smaltire, diventando un rifiuto ingombrante, inquinante e infiammabile.

Per fortuna, grazie alla diffusione di un maggiore interesse per il benessere del nostro pianeta, da qualche tempo anche le grandi case produttrici di pneumatici si sono dedicate alla creazione di gomme ecologiche, che ormai sono piuttosto comuni.

Ma cos’è che rende uno pneumatico davvero ecologico, i ridotti consumi, la sua composizione a base di prodotti non inquinanti o entrambi?

Pneumatici ecologici ed efficienza energetica

Non sono solo gli elettrodomestici ad avere un’etichetta che mostra il loro livello di efficienza. Anche gli pneumatici, infatti, vengono classificati in 7 fasce, dalla A alla G, in base alle emissioni di CO2 per chilometro percorso. Ma cosa c’entrano le gomme con le emissioni di anidride carbonica? Moltissimo, in realtà: parte dell’energia prodotta dal motore viene infatti “assorbita” dall’attrito tra la superficie della gomma e il manto stradale. Più attrito c’è, maggiori saranno i consumi e, di conseguenza, le emissioni. I pneumatici ecologici sono quindi quelli che oppongono meno resistenza al rotolamento e rendono la tua auto più aerodinamica, per la felicità dell’ambiente e del tuo portafogli. A parità di chilometri di viaggio, uno pneumatico di classe A può farti risparmiare il 7,5% di benzina rispetto a uno di fascia G. L’etichetta sui cui è indicata l’efficienza delle gomme, inoltre, mostra anche la classificazione relativa all’aderenza sul bagnato, fattore cruciale per la sicurezza.

inquinamento del mare con plastica e gommaGli pneumatici “verdi”

Produrre degli pneumatici efficienti non è l’unico modo per avere delle gomme ecologiche. Oltre all’aerodinamicità, infatti, bisogna considerare anche la miscela con cui gli pneumatici sono fatti, con l’obiettivo di eliminare i derivati del petrolio e sostituire la provenienza della gomma. La gomma degli pneumatici è infatti di origine naturale, ma deriva da una pianta, la Hevea brasiliensis, il cui habitat è minacciato. La gomma ecologica di invenzione più recente, messa in commercio dalla Continental, è invece a base di tarassaco, una pianta spontanea della stessa famiglia del nostro dente di leone. L’utilizzo della gomma proveniente dalle radici di tarassaco ha molti vantaggi dal punto di vista ecologico: la pianta può essere coltivata in terreni precedentemente non utilizzati, anche a poca distanza dagli stabilimenti di produzione, riducendo quindi l’inquinamento dovuto al trasporto della materia prima, ed è pronta per la raccolta in soli 2 anni, invece dei sette della Hevea. È in fase di sperimentazione anche l’utilizzo dell’amido di mais al posto della silice e del nerofumo, che renderebbe il prodotto finale compostabile e biodegradabile, a differenza degli attuali pneumatici, che impiegano circa 100 anni per decomporsi.

 

Pneumatici ricostruiti. Un’opportunità di risparmio da non sottovalutare

Sono sempre di più le persone costrette a trascorrere diverse ore della propria giornata a bordo di una vettura. Che si tratti di spostamenti dettati da motivi di lavoro, o da impegni legati alla famiglia, i km percorsi finiscono per accumularsi rapidamente. Questo, ovviamente, ha ripercussioni, più o meno marcate, sulle diverse componenti dell’auto. Se desideri viaggiare in sicurezza, e non esporre gli eventuali passeggeri a rischi inutili, ricordati innanzitutto dell’importanza rivestita dagli pneumatici, unico elemento a diretto contatto con il fondo stradale. Delle gomme in perfette condizioni sono essenziali per garantire una tenuta ottimale, soprattutto in presenza di pioggia e neve, ghiaccio e vento. Hai verificato il battistrada, e pensi sia giunto il momento di acquistare un nuovo treno di gomme? Hai sentito parlare degli pneumatici ricostruiti, ma non sei certo della loro efficacia? E, soprattutto, come fare a riconoscerli? Continua a leggere per scoprirlo.

Differenza tra pneumatici ricostruiti e rigenerati

Cosa si intende per gomme ricostruite e cosa le differenzia dai modelli rigenerati? Questi ultimi rappresentano gomme consumate (note anche come carcasse) oggetto di un intervento che prevede l’applicazione di un battistrada nuovo. Si parla di pneumatici ricostruiti, invece, quando il battistrada viene eliminato e sostituito da un materiale ottenuto da gomme nuove. Tali gomme devono anche essere conformi all’originale.

Per quanto riguarda la parte esterna, prima si sottopongono le gomme alle procedure di convergenza ed equilibratura, quindi alla fase di vulcanizzazione. È grazie a tale operazione che le componenti nuove ed usate riescono ad amalgamarsi alla perfezione. Tieni presente che le gomme ricostruite sono sottoposte ai medesimi test utilizzati per i modelli appena usciti dalle fabbriche. Solo al termine dei test viene assegnata la certificazione europea, necessaria per ottenere l’ok alla commercializzazione.

Come riconoscere degli pneumatici ricostruiti?

Ti sarà sufficiente osservare la sigla presente sul lato del pneumatico per essere certo che, quelle che stai osservando, siano delle gomme ricostruite. Il parametro europeo Ece Onu ha deciso di adottare le sigle “108 R” e “109 R”, la seconda delle quali riservata ai mezzi pesanti. Sugli pneumatici appare anche un cerchio che presenta, al suo interno, la lettera “E”. Quest’ultima è affiancata da un numero, differente in base al Paese di produzione; nel caso dell’Italia la scelta è ricaduta sul 2.

Segue una serie formata da 6 numeri, attraverso i quali identificare la fabbrica di produzione. Infine, devono essere presenti la denominazione “Ricostruito” (o l’equivalente “Retread”), il marchio del ricostruttore, la settimana e l’anno in cui l’operazione è stata portata a termine.

Battistrada Le gomme ricostruite costano meno: ma sono sicure?

Se hai individuato un modello di pneumatici ricostruiti a buon prezzo, ma vuoi essere certo che risparmiare non significhi sacrificare la sicurezza, quali elementi dovrai prendere in considerazione?
Da questo punto di vista l’etichetta europea è un elemento fondamentale. Sarà confrontando le etichette dei diversi modelli in commercio che potrai effettuare una l’acquisto migliore. Accertati di montare sulla tua auto degli pneumatici che siano conformi allo dimensioni riportate sulla carta di circolazione.

Una volta montato il treno di gomme, e percorsi numerosi chilometri, verifica lo spessore del battistrada. In base a quanto previsto dal Codice della Strada, lo stesso battistrada dovrà avere uno spessore minimo di 1.6 mm. Almeno una volta ogni 5 anni, infine, ricordati di sottoporre a “check up” le gomme rivolgendoti al tuo gommista di fiducia.

Tra tutte le componenti di una vettura gli pneumatici sono l’elemento ad avere il maggiore impatto sul piano della sicurezza di chi viaggia. D’altro canto costituiscono l’unico punto di contatto con il terreno.
Lo scoppio di uno pneumatico, evento non così raro come si potrebbe pensare, può portare il guidatore a perdere il controllo del mezzo, soprattutto se la velocità di crociera è piuttosto elevata. Solo gestendo in modo ottimale tale situazione imprevista è possibile evitare pericolosi incidenti. Vediamo quali possono essere le possibili cause di uno scoppio e alcuni consigli su come comportarsi in quei frangenti.

Come ci si accorge dello scoppio di una gomma

Se a scoppiare è uno degli pneumatici dell’avantreno sentirai un forte strappo e, subito dopo, vedrai la vettura iniziare a “tirare” verso la gomma danneggiata. Diversamente, nel caso in cui a cedere sia una delle gomme posteriori, allo strappo farà seguito un diffuso tremore. La macchina, inoltre, tenderà a scivolare; la sensazione, in molti casi, è del tutto simile a quella provata guidando su una strada ghiacciata.

Le cause dello scoppio delle gomme: usura e corpi estranei

Le principali cause dello scoppio di una gomma sono l’usura e il danneggiamento. Pertanto, non dimenticarti di verificare periodicamente lo stato degli pneumatici. In presenza di tagli, o di usura eccessiva, l’acqua potrebbe penetrare all’interno della gomma portando alla formazione della ruggine.
Sassi, chiodi ed altri corpi estranei sono in grado di farsi strada nel battistrada, scavandolo e danneggiandolo. Fai attenzione anche ai contatti violenti delle gomme su marciapiedi o cordoli. Ricordati che l’usura è favorita anche da una conservazione non ottimale degli pneumatici.

pneumatico rotto

Tieni presente che se, da un lato, la legge ha indicato una profondità minima del battistrada (pari ad 1,6 mm), per minimizzare i rischi di scoppio è preferibile che tale profondità non scenda al di sotto dei 3 mm per le gomme estive, e di 4 mm per i set invernali. In assenza di un indicatore dell’usura sugli pneumatici ti sarà sufficiente utilizzare una moneta per misurarne la profondità.

Altri fattori di rischio: pressione errata delle gomme e sovraccarico della vettura

Altra causa dello scoppio è una pressione non adeguata della gomma, che può portare quest’ultima a manifestare un deterioramento precoce e, in alcuni casi, alla rottura. Gonfiare eccessivamente lo pneumatico significa esporre il battistrada al rischio di deformazione.
Da non sottovalutare l’effetto sugli pneumatici, a livello di surriscaldamento, del sovraccarico della vettura.

Che strategie adottare negli attimi successivi allo scoppio?

Per quanto sia più semplice da dire che da fare, è fondamentale mantenere la calma. Considera, infatti, che diverse vetture (in particolar modo quelle dotate di pneumatici con profilo basso) sono perfettamente in grado di conservare l’equilibrio. È buona abitudine guidare mantenendo il volante con due mani; questo ti consentirà di affrontare lo scoppio nel migliore dei modi.

Un buon suggerimento è quello di togliere il piede dall’acceleratore lentamente; agire con eccessiva velocità favorirebbe la perdita di controllo. Evita, invece, di premere il pedale del freno con forza, in quanto l’unico risultato sarebbe quello di veder slittare la macchina verso un lato.

Per evitare dunque di rischiare spiacevoli e pericolosi inconvenienti ti consiglio di controllare periodicamente lo stato delle tue gomme e affidarti a un gommista esperto.

Le rose sono rosse, le viole sono blu…e gli pneumatici neri. O almeno, quasi sempre.

Se sei stato almeno una volta ad un raduno di auto d’epoca, avrai notato che molte vetture “calzavano” degli eleganti pneumatici bicolore, dall’innegabile fascino vintage, che tuttavia ai giorni nostri sono ormai completamente scomparsi. Dagli anni ’70, infatti, quasi tutti gli pneumatici presenti sul mercato sono completamente neri, anche se i coloranti artificiali per la gomma non mancano. Perché gli pneumatici allora non sono verdi, rossi o blu?

Neri come il carbone

Sorprendentemente, i primi pneumatici per auto erano bianchi: questo è infatti il colore naturale della gomma con cui sono realizzati. Dopo breve tempo, però, divenne necessario apportare delle importanti modifiche a queste prime gomme, che non offrivano una buona trazione e una buona resistenza. Si pensò quindi di aggiungere del nero di carbone, detto anche nerofumo, alla miscela della gomma, dandole così il classico colore che tutti conosciamo.

pneumatici neriLe proprietà del nerofumo

Il nero di carbone è un pigmento derivato dalla combustione di derivati del petrolio, tra cui il catrame. Circa il 70% di tutto il nerofumo prodotto al mondo viene usato dall’industria automobilistica per la fabbricazione di pneumatici, per renderli più resistenti al calore e all’usura. Il nero di carbone, infatti, aumenta la conduzione di calore della gomma e aiuta a distribuire il calore sulla cintura dello pneumatico, rallentando l’usura del battistrada. Proprio per questo motivo si è passati dalle gomme bicolori, in cui il nero di carbone era presente solo sul battistrada mentre il resto della gomma rimaneva del suo colore naturale, agli pneumatici che conosciamo oggi.

Esistono gomme colorate?

Oltre ai raduni d’auto d’epoca, è difficile vedere degli pneumatici che non siano completamente neri. Alcune case produttrici hanno realizzato degli pneumatici colorati in edizione limitata in occasione dell’uscita sul mercato di auto sportive di fascia alta, come nel caso della Alfa Mito Marangoni M430, presentata con gli pneumatici rossi, ma per il momento il nero non sembra destinato a passare di moda.

Gomme sbiadite: cosa fare?

Per tutelare il proprio benessere in viaggio e la sicurezza della tua famiglia e degli altri passeggeri, è bene sostituire le gomme con una certa frequenza. Se il colore degli pneumatici risulta sbiadito, infatti, significa che il nerofumo comincia a perdere efficacia e le performance delle gomme, inevitabilmente, ne risentono. Se tuttavia le gomme sono state montate da poco tempo e vuoi che la tua auto abbia sempre un aspetto curatissimo, puoi utilizzare del nero gomme per riportarle alla loro brillantezza originaria.

Nero gomme fatto in casa

Puoi lucidare i tuoi pneumatici con del nero gomme fatto in casa. Ti basterà far bollire 250 ml di acqua distillata e un cucchiaio di zucchero, lasciar raffreddare il composto e poi applicarlo sugli pneumatici puliti utilizzando uno spruzzino.

Ti sei mai chiesto se gli pneumatici hanno una data di scadenza? Anche se sei sempre attento alla tua sicurezza quando ti metti in viaggio, e quindi le sostituisci ogni quattro o cinque anni, può capitare di ritrovare delle gomme dimenticate in garage o in soffitta, oppure di dover rimettere in moto un’auto con gli pneumatici poco usurati ma risalenti a diversi anni prima. Un modo semplice per conoscere l’esatta “data di nascita” delle gomme è leggere il DOT: scopriamo cosa significa e quanto è importante per stabilire se è tempo di sbarazzarsi dei tuoi vecchi pneumatici.

Come trovare e interpretare il DOT

Il DOT, acronimo per Department of Transportation, è una sigla che si trova sul fianco della maggior parte degli pneumatici, accompagnata da una serie di lettere e numeri. Le cifre da prendere in considerazione per stabilire la data di fabbricazione sono le ultime quattro, che indicano la settimana e l’anno in cui le nostre gomme sono state prodotte. Se ad esempio leggi 1217, significa che gli pneumatici sono stati realizzati la dodicesima settimana del 2017.

Se invece il DOT presenta solo tre cifre numeriche finali, le gomme risalgono a prima del 2000. Un DOT con tre cifre è più difficile da interpretare: ad esempio, 109 vuol dire che gli pneumatici sono stati prodotti nella decima settimana dell’anno 89 o 99.

E se il DOT non c’è?

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il DOT non è obbligatorio, non in Europa almeno. Il DOT risponde infatti alle esigenze di classificazione degli pneumatici imposte dalla legge statunitense, non adottate da quella italiana. La classificazione europea è costituita comunque da una sequenza alfanumerica le cui ultime quattro cifre si riferiscono alla settimana e all’anno di fabbricazione, ma non è accompagnata dalla sigla DOT.

Controllo battistrada pneumaticoQuanto conta l’età di una gomma?

Conoscere la data di fabbricazione di una gomma è importante, ma va considerata insieme ad altri fattori, come la modalità di conservazione e l’uso che si è fatto del pneumatico. Le gomme infatti non scadono: non si può essere sanzionati se si utilizzano pneumatici anche di 8 o 10 anni fa, purché non presentino lesioni e sia rispettata la profondità minima del battistrada. La vera età di un pneumatico va calcolata dal momento in cui viene montato, anche se non usi spesso l’auto. Ne consegue che delle gomme dimenticate in un garage per 10 anni potrebbero ancora essere utilizzate, mentre quelle montate su un’auto abbandonata lì per lo stesso tempo vanno sostituite.

Come conservare correttamente gli pneumatici

Per garantire il benessere delle gomme e la sicurezza tua e della tua famiglia, conserva le gomme in un luogo che sia fresco e asciutto anche d’estate, al riparo dalla luce diretta e leggermente gonfie. Meglio non appenderle al muro e, se devi impilarle, almeno una volta al mese inverti l’ordine.

Ricorda inoltre di rivolgerti al tuo gommista di fiducia per qualsiasi dubbio o per far controllare le tue attuali gomme.

L’inverno è ormai alle porte; le ore di luce si riducono, le giornate di pioggia si moltiplicano e, complice il brusco calo delle temperature, le strade presentano più insidie per chi è costretto a muoversi in auto nelle ore più fredde. Non a caso è scattato, come ogni anno, l’obbligo di dotare i veicoli di gomme da neve o di catene.

Un’alternativa, per chi desidera guidare in tutta sicurezza anche su fondo bagnato, ghiacciato o innevato, è rappresentata dall’acquisto di un set di pneumatici invernali. Ma quali sono quelli più silenziosi? Nei prossimi paragrafi lo scopriremo assieme.

Auto viaggia su una strada in inverno con l'obbligo di catene o gomme da nevePneumatici invernali: caratteristiche principali e rumorosità

Prima di indicare le migliori gomme invernali dal punto di vista della silenziosità è utile fare una veloce panoramica sulle caratteristiche che differenziano tale tipologia di pneumatici. Innanzitutto, merita di essere ricordata la miscela decisamente più morbida ed elastica rispetto a quella delle gomme estive, volta a garantire un’eccellente aderenza. Se il battistrada presenta delle piccole sezioni, sulla superficie appaiono diverse incisioni; l’obiettivo, anche in questo caso, è migliorare l’aderenza su ghiaccio e neve.

Fatta questa premessa concentriamoci sulla rumorosità degli pneumatici provocata, tra l’altro, dal rotolamento delle gomme sull’asfalto durante la marcia, indipendentemente dalla durata del viaggio. Ma sono anche altri i fattori che provocano rumore all’interno dell’abitacolo, dalle condizioni del fondo stradale al vento, fino a quelli “strutturali”, oppure provenienti dal motore. L’elemento sul quale risulta più semplice intervenire senza affrontare spese eccessive, è lo pneumatico. Se in alcuni casi la soluzione è ricercata in una migliore insonorizzazione dell’abitacolo, alcuni produttori di pneumatici hanno ideato particolari tecnologie interessanti.

Pneumatici silenziosi? La Silent Technology di Toyo Tyres

Se Pirelli ha pensato di ricorrere a materiali fonoassorbenti, Toyo Tires ha presentato un dispositivo denominato “Silent Technology”. Il produttore ha individuato, tra le cause principali della rumorosità, i flussi d’aria che si vengono a creare nelle gomme in seguito allo spostamento e alla vibrazione dell’aria stessa. Tali flussi, inevitabilmente, finiscono per ripercuotersi, a livello di rumore, sulle parti meccaniche dell’auto.

La soluzione? Silent Technology, una pellicola forata progettata per regolare i flussi d’aria che riesce ad intervenire efficacemente sui rumori generati.
Il sistema a forma di arco, che adotta degli inserti cilindrici in schiuma, viene installato direttamente nella gomma.
Scegliendo uno pneumatico che adotti tale tecnologia cosa potrai aspettarti? Sicuramente usufruirai di una guida sicuramente meno stressante grazie ad una maggiore silenziosità. A beneficiarne, ovviamente, sarà la tua concentrazione.

SoundComfort di Goodyear per una guida confortevole

Anche Goodyear è voluta intervenire, proponendo sul mercato degli pneumatici invernali con tecnologia “SoundComfort, già sperimentata con ottimi risultati , in termini di riduzione delle vibrazioni dell’aria, sulle gomme estive. In questo caso è un anello in schiuma di poliuretano a celle aperte ad essere applicato sulla superficie interna delle gomme stesse. La scelta è ricaduta su una schiuma particolarmente leggera che potesse limitare notevolmente l’impatto su resistenza al rotolamento e chilometraggio. Goodyear ha indicato come, avvalendosi di tale tecnologia, sia possibile migliorare notevolmente la silenziosità nell’abitacolo, fino al 50% in più rispetto alla concorrenza.

Come sempre, se hai dubbi e non sai decidere quale sia lo pneumatico migliore per la tua auto e più adatto alle tue esigenze di guida, il mio consiglio è di chiedere un consiglio al tuo gommista di fiducia che saprà guidarti nella scelta.

12Scegliere le gomme giuste per la tua auto non è mai una decisione facile, soprattutto quando di parla di fuoristrada. Oltre a dover valutare la qualità degli pneumatici, infatti, in questo caso è necessario considerare quali sono le tue abitudini.

Utilizzi il fuoristrada per le scampagnate in famiglia della domenica o lo guidi anche per il resto della settimana? E che tipo di terreno o fondo incontri quando porti il tuo veicolo off-road? Tenendo a mente le tue risposte, vediamo quindi quali sono i tipi di gomme per il fuoristrada e come scegliere quelli più adatti a te.

Gomme stradali/estive

Se per la maggior parte del tempo guidi il tuo fuoristrada o SUV in città o lo utilizzi anche per viaggi in autostrada, la gomma più adatta per il tuo benessere è quella estiva. I solchi del battistrada sono poco profondi e formano dei disegni che aiutano a drenare più facilmente l’acqua, rendendo la guida sicura anche su fondo bagnato. La scarsa profondità del battistrada le rende anche gomme silenziose, perfette per la guida sull’asfalto.

Fuoristrada su una strada sterrata in montagna Gomme M+S/invernali

Le gomme M+S sono quelle che troviamo montate sui fuoristrada appena acquistati, proprio per via della loro versatilità. Sono gli pneumatici invernali per antonomasia: la sigla M+S, infatti, sta per “Mud” e “Snow”, cioè fango e neve, sui quali garantiscono una buona motricità. Sono adatte per chi usa il fuoristrada per andare a sciare, ma sono ancora prettamente delle gomme da asfalto.

Gomme A/T

Nate per permettere di guidare in sicurezza su ogni fondo, le gomme A/T, da “All-Terrain”, sono il compromesso ideale per chi desidera ottenere prestazioni discrete sia su strada che fuori. Sono particolarmente adatte per percorsi fuoristrada leggeri e strade sterrate, con vettura mediamente carica. Il disegno del battistrada più marcato le rende rumorose sull’asfalto.

Gomme M/T

Le gomme M/T, la cui sigla sta per “Mud Terrain”, terreno fangoso, presentano un battistrada con solchi profondi e una tassellatura più larga rispetto agli A/T, che prosegue anche sui lati. I fianchi dello pneumatico sono rinforzati da fili di acciaio per evitare che siano forati da rocce appuntite. Queste gomme dal look aggressivo hanno un’ottima trazione su neve, terra, fango e rocce, ma sono rigidi e rumorosi su strada. Ideali per brevi spostamenti sull’asfalto e lunghi percorsi, anche accidentati, sullo sterrato.

Gomme O/R

Anche se sono omologati per l’uso stradale, questi pneumatici sono destinati all’uso fuoristradico su qualsiasi terreno, anche per veicoli pesanti. Il battistrada robusto con scanalature profonde e i tasselli estremamente sporgenti garantiscono una tenuta eccellente anche sui terreni più insidiosi, rendendoli adatti anche per i veicoli militari. Da usare con estrema cautela su strada, su cui sono rumorosissime. Sono le gomme per fuoristrada che fanno per te se usi il tuo veicolo quasi esclusivamente per l’off-road.

Ti ho parlato delle varie tipologie di gomme per il tuo fuoristrada, se però hai ancora dei dubbi ti consiglio di rivolgerti al tuo gommista di fiducia per aiutarti a scegliere lo pneumatico più adatto alla tua auto.

A seguito di quanto disposto dall’art. 6 del Codice della Strada, con l’avvicinarsi del periodo invernale entra in vigore (la data può variare di anno in anno ma, solitamente, è compresa tra novembre ad aprile) l’obbligo di dotare i veicoli di pneumatici invernali idonei a neve e ghiaccio, o di catene da neve. Il mercato offre un gran numero di pneumatici invernali, proposti sia da produttori di fama mondiale che da realtà meno conosciute. Come fare a districarsi, assicurandosi gomme in grado di garantire ottime prestazioni e, di conseguenza, di permettere alla tua auto di circolare nella massima sicurezza? Continua a leggere se desideri scoprire quali sono le migliori gomme invernali 2018/2019.

Obbligo di pneumatici invernali o catene a bordoPneumatici invernali: quali sono le caratteristiche distintive?

Innanzitutto considera che le prestazioni delle gomme su ghiaccio e neve sono garantite da una serie di elementi: la mescola speciale utilizzata, la presenza di tasselli dotati di incavi profondi, l’impiego di lamelle sul battistrada. Queste ultime, in particolare, assicurano una migliore aderenza e, di conseguenza, spazi ridotti di frenata, a tutto vantaggio della sicurezza. Non devono essere dimenticati la riduzione del rumore prodotto dall’attrito con l’asfalto, e il minor consumo di carburante.

Fatta questa premessa analizziamo ora i risultati dei test condotti dal TCS (acronimo di Touring Club Svizzero) su 28 pneumatici invernali, suddivisi in due categorie: gomme per utilitarie (12) e destinate alle berline medie (16).
I criteri impiegati per la valutazione delle prestazioni in condizioni invernali sono stati 18; a questi si sono aggiungi altri criteri volti a valutare la rumorosità, l’usura e il consumo di carburante.

Le gomme da neve migliori in base ai risultati dei test del TCS

Tra gli pneumatici invernali di dimensioni 175/65 R14 a primeggiare in classifica sono stati gli pneumatici invernali Continental WinterContact TS86o; un risultato ottenuto soprattutto grazie alle prestazioni evidenziate su asfalto bagnato e innevato. Al secondo posto si è piazzato il modello Dunlop Winter Response 2, accreditato di prestazioni eccellenti a livello di consumo carburante. Nella lista “pneumatici consigliati” rientrano le Firestone Winterhawk 3 (nonostante alcune lacune mostrate sul bagnato), le Nokian WR D4 (prestazioni ottime su ghiaccio) e le Goodyear UltraGrip 9 (apprezzate soprattutto per la particolare resistenza all’usura).

Passando alla categoria di gomme di dimensioni 205/55 R16, sono sempre le Continental WinterContact TS86o a mostrare le migliori performance in termini di rumorosità e consumo di carburante. Sono state giudicate molto equilibrate le prestazioni dei modelli Dunlop Winter Sport 5 e Goodyear UltraGrip 9. Consigliate, infine, le Michelin Alpin 5 e le Kleber Krisalp HP 3. Se le prime eccellono su asciutto e a livello di usura, ma mostrano alcune carenze su neve, le seconde non convincono pienamente sul bagnato.

Cosa valutare prima di procedere all’acquisto?

Se sei in procinto di acquistare un set di gomme invernali, optando per degli pneumatici inseriti, al termine dei testi TCS, tra le categorie “molto raccomandato” “raccomandato” o “consigliato”, sarai certo di operare un acquisto di valore. Renderai così sicura la tua guida anche su strade ghiacciate, innevate o bagnate. Prima di acquistare, indipendentemente dal fatto di procedere via internet o recandoti da un gommista, non dimenticarti di verificare la data di fabbricazione delle gomme; quest’ultima compare sul numero DOT di 4 cifre impresso sul fianco della gomma. Da cosa deriva l’importanza di tale data? Dal fatto che pneumatici recenti possono godere di tecniche di produzione più evolute. Limitare la scelta a gomme non più vecchie di 3 anni ti metterà al riparo da un possibile decadimento delle prestazioni.