Autocarro per il trasporto di cose

È negli anni ’80 che, in Italia, ha iniziato a diffondersi l’abitudine di immatricolare un veicolo inserendolo in una categoria differente rispetto a quella spettante per natura. Così facendo gli automobilisti avevano la possibilità di beneficiare, in ambito fiscale, di un risparmio non indifferente. In particolare, risultava conveniente immatricolare una vettura come autocarro, opportunità concessa dalla presenza di un “buco” normativo.

Tale fenomeno è proseguito nel corso degli anni ’90, continuando fino all’apparizione sul mercato dei SUV, che ha reso improrogabile un intervento del legislatore. Ancora oggi è possibile immatricolare l’auto come autocarro; tuttavia, questo può avvenire solo in determinati casi, e nel rispetto di alcune caratteristiche tecniche.

Nei prossimi paragrafi troverai maggiori informazioni in merito.

Vetture ed autocarri: differenze in tema di immatricolazione

In primis è necessario chiarire la differenza esistente tra “autovetture” ed “autocarri”. Fanno parte delle prime i veicoli destinati al trasporto di persone. Compreso il conducente, le vetture possono mettere a disposizione un numero massimo di 9 posti. Gli autocarri, invece, sono adibiti sia al trasporto delle persone che delle cose. Le prime devono essere addette all’impiego (o al trasporto) delle cose stesse.

Cosa ha iniziato ad accadere più di 30 anni fa? In pratica, immatricolando le auto come autocarri venivano dedotti (nella misura del 100%) i costi degli automezzi dal reddito imponibile, equiparando questi ultimi a dei beni strumentali. Gli automezzi utilizzati promiscuamente, invece, sono soggetti a detrazioni fiscali. È solamente a partire dal luglio 2006 che gli automezzi devono presentare alcune caratteristiche per poter essere immatricolati come autocarri. Il fine è quello di rendere evidenti i comportamenti evasivi.

Auto nuove in esposizione

Immatricolazioni e detrazione Iva

Quali sono invece le differenze esistenti tra le due categorie prendendo in considerazione la detrazione Iva? In tal caso tieni presente il fatto che, a prescindere dalla natura giuridica del soggetto (lavoratore autonomo o titolare di partita Iva), ad essere presa in considerazione, in base a quanto previsto da una direttiva europea, è l’inerenza dell’impiego del veicolo nell’esercizio dell’attività.
Pertanto, è ai fini Irpef, IRES ed Irap, che potresti ottenere un vantaggio fiscale, immatricolando il tuo automezzo nella categoria autocarri. Quantificando il vantaggio in termini percentuali, potrai risparmiare fino al 70%. L’IVA, invece, presenta in entrambi i casi la medesima detrazione, pari al 40%.

Falsi autocarri: le sanzioni previste

In base alle ultime disposizioni in materia, l’individuazione di “falsi” autocarri da parte delle autorità preposte porta all’applicazione inevitabile di sanzioni.
A rilevarle sono polizia, vigili urbani e Guardia di Finanza. Le sanzioni sono suddivise in due tipologie. Fanno parte della prima quelle volte a colpire i costi dedotti in modo illegittimo da parte del contribuente. Le seconde, invece, hanno per oggetto il trasporto di persone su automezzi destinati, per loro natura, al trasporto di cose. Questa seconda tipologia di sanzioni prevede il pagamento di un importo compreso tra i 389 e i 1559 euro. Ad aggiungersi, a tale somma di denaro, è aggiunge la sospensione della patente per un periodo dagli 1 ai 6 mesi.

Ti consiglio dunque di fare attenzione e di informarti molto bene prima di immatricolare il tuo automezzo come autocarro per non incorrere a salate sanzioni e rischiare di non vedere la tua patente per un po’.

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